• Articolo Milano, 9 novembre 2011
  • Da un'indagine della Frost&Sullivan

    Pacchetto 20-20-20, l’Europa punta sul vento

  • Dalla ricerca “European Wind Energy Markets” la certezza che l’eolico europeo si sta riprendendo dalla crisi ecnomica mondiale. Domanda in ripresa e produzione in crescita lo confermano

(Rinnovabili.it) – L’eolico europeo comincia ora a riprendersi dopo le difficoltà causate dalla crisi economica iniziata nel 2009. La domanda sembra ormai stabile e quindi è certa una crescita regolare della produzione energetica green con la conseguente affermazione di un mercato in cui a primeggiare saranno pochi grandi produttori. E’ questo il sunto dell’indagine “European Wind Energy Markets” condotta dalla Frost&Sullivan, dalla quale si evince un giro di affari legato al mercato del vento che nel 2010 ha prodotto entrate pari a 18,9 miliardi di dollari con la prospettiva di arrivare a 42.48 miliardi di dollari nel 2017.

“Il mercato europeo dell’energia eolica è trainato principalmente dal programma dell’Unione Europea per l’energia rinnovabile, che prevede di soddisfare il 20% del fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili entro il 2020”, ha osservato Neelam Patil, analista di Frost & Sullivan. “L’elevato potenziale di crescita dell’energia eolica offshore, insieme ai mercati emergenti dell’Europa centrale ed orientale, sta attirando investimenti nel mercato europeo.”

L’energia eolica continuerà a rappresentare un’ampia parte del mercato energetico dei Paesi membri dell’Unione Europea, concentrati nel raggiungimento dell’obiettivo contenuto nel pacchetto 20-20-20. I maggiori istallatori di impianti eolici si sono confermati Germania, Spagna e Francia, che continuano a progettare l’ampliamento del mercato con l’obiettivo di esportare agli altri stati membri l’energia prodotta in eccedenza. Anche l’Italia continua a puntare sull’eolico per raggiungere gli standard di produzione richiesti e per contribuire all’abbassamento delle emissioni climalteranti, così come sta facendo il Regno Unito, largamente impegnato nel settore offshore per raggiungere gli obiettivi energetici richiesti.

I numeri sono cambiati però rispetto allo scorso anno, quando a causa dell’abbassamento della domanda di energia eolica ha portato i “prezzi del vento” al minimo storico. Contemporaneamente la crescita del settore in paesi come la Cina ha spinto l’industria ad investire di più nell’innovazione nella ricerca tecnologica al fine di adeguare gli standard e competere con l’estero. Da ciò derivano le preoccupazioni che riguardano, per l’Europa centrale e orientale, l’affermazione di un mercato a basso costo e di basso livello, facilmente espugnabile da economie in crescita come quella cinese.

“Se da una parte è difficile entrare nel mercato dell’Europa occidentale, i mercati emergenti dell’Europa centrale ed occidentale saranno guidati in maggior misura dal prezzo piuttosto che dalla tecnologia, riducendo così le barriere per l’ingresso nel mercato – aggiunge Patil -. Per le tecnologie offshore sono importanti i tempi, sebbene sia di importanza critica anche un comprovato curriculum di esperienze. Le aziende che aspettano troppo a lungo che siano gli altri a condurre e verificare la tecnologia corrono il rischio di perdere delle occasioni di crescita. […] I produttori europei dovranno continuare a produrre turbine eoliche superiori dal punto di vista tecnologico a prezzi competitivi. Possono sfruttare la propria posizione di superiorità tecnologica per sviluppare turbine eoliche offshore avanzate e con maggiori capacità, che permetteranno loro di raccogliere i benefici grazie alla superiorità nelle quote di mercato e alle economie di scala”.