• Articolo Boston, 28 novembre 2012
  • Progetto finanziato con 2 milioni di dollari dalla National Science Foundation

    Pale biodegradabili, la ricerca eolica si evolve

  • Fibra di vetro addio. In Massachusetts l’ultimo grido per l’eolico saranno presto lame realizzate in polimeri “bio”, facili da reciclare

(Rinnovabili.it) – Con la rapida crescita delle istallazioni eoliche, il problema degli impianti a fine vita diviene sempre più pressante. Tecnologia pulita per eccellenza, l’eolico potrebbe creare tra qualche anno un problema di smaltimento rifiuti dalle difficili dimensioni. Un team multidisciplinare di ricercatori del UMass Lowell e della Wichita State University ha ricevuto quasi 2 milioni di dollari dalla National Science Foundation (NSF) per  risolvere il problema e  sviluppare la prossima generazione eoliche pale.

 

Il compito affidato al gruppo di scienziati non è di quelli visti tutti i giorni. L’obiettivo infatti è di realizzare nuove lame sostituendo le più tradizionali resine epossidiche  e fibra di vetro con materiali  sostenibili e bio-derivati. “In sostanza, la grande maggioranza delle pale è realizzata in materiali compositi che contengono grandi quantità di resine a base di petrolio, e alla fine della loro vita, sono molto difficili da riciclare”, spiega Prof. Christopher Niezrecki , ricercatore principale per il progetto e membro del Wind Energy Research Group (WERG) al Massachusetts Lowell. “Le lame esauste vengono smaltite in discarica, bruciate come combustibile per generare elettricità o fatte a pezzi e usate come filler nelle costruzioni”.

 

Le precedenti ricerche sui polimeri a base “bio” hanno portato allo sviluppo di nuovi materiali termoplastici più sostenibili, ma generalmente inadatti per i severi requisiti delle applicazioni eoliche. “I nostri sforzi si stanno invece concentrando su resine epossidiche termoindurenti derivati dall’olio vegetale, una materia prima non-tossica, sostenibile e facilmente disponibile per ridurre al minimo il consumo di energia e i costi in fase di produzione”, continua Niezrecki, aggiungendo che il lavoro permetterà inoltre di recuperare facilmente i materiali. Se la ricerca avrà successo, la tecnologia sarà applicabile non solo alle turbine, ma anche per qualsiasi prodotto fatto in fibra di vetro, come barche, piscine, vasche da bagno e sedie.