• Articolo Tokyo, 4 luglio 2018
  • Rinnovabili in Giappone: annunciato il nuovo “deplorevole” target 2030

  • Il Paese si impegnerà a portare le fonti alternative dall’attuale 15% ad un 22-24%. Annunciato anche l’impegno a ridurre le scorte di plutonio

Rinnovabili in Giappone

 

Il governo Abe approva il target delle energie rinnovabili in Giappone

(Rinnovabili.it) – Il nuovo obiettivo delle energie rinnovabili in Giappone? “Deplorevole”. A dirlo è lo stesso ministro degli Esteri, Taro Kono. In una quanto mai rara espressione di dissenso per l’operato statale, Kono ha sonoramente bocciato il piano energetico – Basic Energy Plan – approvato martedì dal Consiglio dei Ministri, definendo l’impegno preso “troppo basso”.

Il governo, in linea con quanto stanno facendo le altre nazioni, ha messo nero su bianco i prossimi obiettivi rinnovabili verdi nazionali: il target 2030 prevede che il Giappone raggiunga un 22-24% di fonti rinnovabili nel fabbisogno energetico. Cifra facilmente criticata da molti dal momento che le green energy nipponiche coprono attualmente il 15% del mix.

 

Sono seriamente preoccupato per la nostra situazione attuale”, ha confessato il ministro parlando in occasione della riunione dell’Agenzia internazionale IRENA. “Per troppo tempo, il Giappone ha chiuso un occhio sulle tendenze globali, come la drammatica diminuzione del prezzo delle energie rinnovabili e l’inevitabile spostamento verso la decarbonizzazione di fronte ai cambiamenti climatici”, ha spiegato Kono, aggiungendo che il Paese ha mantenuto fino ad oggi lo status quo per paura del cambiamento. “Come ministro degli esteri giapponese, considero queste circostanze deplorevoli”.

 

Per il funzionario governativo le attuali carenze nazionali sul fronte energetico sono il risultato di “soluzioni a breve termine e ad-hoc” che hanno portato il Paese a fare solo lo stretto necessario. La politica sul nucleare è probabilmente la migliore cartina tornasole di questo cauto approccio. Il nuovo piano energetico 2030 pone la priorità sulla sicurezza, annunciando una riduzione della dipendenza dall’energia nucleare nella misura de “il più possibile”. Un modo per venire incontro alla profonda preoccupazione generatasi nell’opinione pubblica dopo il disastro di Fukushima nel 2011.

Allo stesso tempo riconosce però l’energia dell’atomo come una delle scelte percorribili per ottenere uno spostamento dall’uso del carbone e di altri combustibili fossili e ridurre le emissioni di gas serra. Lo stop nucleare ha avuto, infatti, come diretta conseguenza l’incremento della produzione energetica da carbone: negli ultimi due anni sono state attivate almeno 8 nuove centrali termoelettriche e ci sono già oltre 30 progetti che potrebbero essere realizzati nel prossimo decennio.

 

Anche per questo motivo l’amministrazione Abe continua con il programma di riavvio dei reattori spenti dopo il disastro di 7 anni. Inoltre la TEPCO, che gestiva l’impianto di Fukushima, ha segnalato la scorsa settimana d’essere pronta a riprendere i lavori per la costruzione della centrale nucleare Higashidori, nel nord del paese. “Nonostante abbiamo forti obblighi derivanti dall’incidente di Fukushima – ha commentato Tomoaki Kobayakawa, a capo dell’azienda – crediamo che sia nostro dovere garantire sufficienti forniture di energia elettrica per evitare tagli”. Il piano del governo include anche l’impegno a ridurre le scorte nazionali di plutonio.

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