• Articolo Roma, 10 giugno 2016
  • Le rinnovabili italiane tornano ad alzare la testa?

  • Il comparto delle green energy nostrane torna a respirare. Ma le nuove istallazioni continua a mostrare un calo del 12%

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(Rinnovabili.it) – Non è tutto nero per le rinnovabili italiane. E’ ancora presto per parlare di ripresa del settore e la strada da percorrere appare decisamente in salita, ma il comparto ha iniziato a respirare di nuovo. Questo quanto traspare dai dati presentati oggi dall’Osservatorio ANIE Rinnovabili, braccio di ANIE Confindustria che raggruppa le imprese attive nell’ambito delle fonti rinnovabiliDall’analisi delle performance di gennaio, febbraio, marzo e aprile 2016 risultano, infatti, i primi, seppur leggeri, miglioramenti. Nonostante ciò il trend di crescita su base annuale mostra ancora un calo del 12% (un punto percentuale in meno rispetto a quello del 2015).

 

Immagine

 

EOLICO

La potenza dei nuovi impianti eolici installati (circa 42 MW) che nel primo quadrimestre 2016 si è ridotta del 55% rispetto ai primi quattro mesi dell’anno del 2015. Di contro, le unità di produzione da fonte eolica connesse in rete sono, invece, aumentate del 12 % e ad aprile si è registrato un picco di potenza installata legato a tre impianti di grande taglia in Puglia.

Per quanto riguarda la diffusione a livello delle regioni, la quasi totalità (99%) della potenza connessa è localizzata nel Sud e nelle Isole: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.

 

IDROELETTRICO

Si registra un calo per il comparto dell’idroelettrico che vede ridursi del 16% sia la nuova potenza installata che il numero di unità di produzione rispetto allo stesso periodo del 2015.

Le regioni che hanno registrato il maggior incremento di potenza rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono Trentino Alto Adige, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Liguria.

FOTOVOLTAICO

Continua invece l’andamento in crescita per il comparto fotovoltaico: la potenza installata nel primo quadrimestre del 2016 raggiunge circa 115 MW registrando un aumento del 38% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche il numero di unità di produzione risulta in aumento del 10%. Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di potenza sono Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, mentre quelle con il maggior decremento sono Abruzzo, Toscana e Umbria.

 

Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di unità di produzione sono Basilicata, Valle d’Aosta, Sicilia, Campania, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Calabria, mentre quelle con il maggior decremento sono Umbria, Trentino Alto Adige e Molise.

 

Leggi l’aggiornamento Anie sulle rinnovabili italiane

2 Commenti

  1. Marco Scozzafava
    Posted giugno 10, 2016 at 2:49 pm

    Dovreste spiegare meglio che non si tratta di una diminuzione degli impianti, ma di una “diminuzione dell’incremento degli impianti”! L’osservatore distratto potrebbe capire che dal 2014 al 2016 sono diminuiti gli impianti in esercizio con una riduzione della potenza connessa. Invece semplicemente la potenza connessa sta aumentando meno rapidamente! E’ importante, non di poco conto questa cosa perchè si rischia di far passare un’idea decisamente sbagliata. Non bisogna dire quindi “calo del comparto x” ma rallentamento della crescita. Di calo si può parlare solo nel caso in cui impianti di produzione vengano dismessi. Cosa che per fortuna non sta avvenendo

  2. Vittorio Lazzaris
    Posted ottobre 14, 2016 at 9:48 pm

    Purtroppoo in Veneto le nuove norme restrittive uscite a fine anno 2015 hanno rimesso in campo prepotentemente valutazioni ambientali che sono da sole piu onerose della progettazione di micro impianti. La norma inoltre che se un corso d’acqua é gia derivato per il 70% non puo essere ulteriormente derivato (neanche all’interno di questo 70%) fa si che non si possano richiedere micro impianti per la generazione di corrente elettrica neanche laddove ci sarebbe acqua a sufficenza,
    Sarebbe bastato che gli organismi preposti avessero semplicemente controllato il rispetto del rilascio del deflusso minimo vitale; in questo modo si garantiva continuitá d’acqua nei torrenti e fiumi e contemporaneamente si lasciava che gli imprenditori investissero e gli ingegneri progettassero; non dimentichiamo che un micro impianto non é che sia proprio sempre conveniente, ma spesso c´é solo la volontá da parte del privato di investire diversamente il proprio denaro e di realizzare un qualcosa con un minimo di tecnologia che non siano le solite quattro pareti di un immobile convenzionale tipo appartamento.
    Invece no si continua a dare fiato alla monocoltura ambientale, come se una zona o regione vivesse solo di questo.

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