• Articolo Bruxelles, 8 febbraio 2012
  • Nuovo rapporto del JRC europeo

    Rinnovabili: UE, al 2020 centrando l’obiettivo

  • Al 2020 l’Unione Europea arriverà senza lacune. Lo dimostra l’analisi dettagliata dei 27 Piani d’Azione Nazionali

(Rinnovabili.it) – Gli Stati membri conseguiranno e supereranno di 0,7 punti percentuali l’obiettivo comunitario del 20% di energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020. La notizia era stata già annunciata da Bruxelles all’epoca della consegna dei singoli Piani d’Azione Nazionali. Ora la conferma arriva nero su bianco dal rapporto del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea.

Il documento è una valutazione tecnica dei ventisette PAN e dimostra che quasi la metà degli Stati membri prevedono di superare i propri obiettivi, fornendo le eccedenze a chi si presenterà alla fatidica data con qualche piccolo gap. Nel complesso, la quota di energia proveniente da fonti energetiche rinnovabili nell’Unione europea dovrebbe raggiungere il 34% (rispetto al 15% del 2010) nella generazione elettrica, il 21,4% (rispetto al 10%) nella fornitura di riscaldamento e raffreddamento, e l’1,7% (dall’1,4%) per il trasporto. Il mix energetico verde sarà composto da biomasse e biocarburanti al 60%, energia idroelettrica al 12%, eolica (24%), fotovoltaica (2,3%) e il solare termico (2,4%).

Nel settore delle FER elettriche, un posto di primo piano è occupato dal vento, che al 2020 fornirà il più alto contributo, seguito da idroelettrico e biomasse. Nel settore della climatizzazione la fonte principale rimarrà invece la biomassa coprendo la quota addirittura dell’81%, mentre i biocarburanti vanteranno una quota dell’88% sul totale delle FER nel comparto dei trasporti (biodiesel 66%, etanolo 22%). Quest’ultima voce presenta tuttavia dei lati oscuri. Il JCR ha infatti calcolato che per raggiungere l’obiettivo vincolante del 10% di biocarburanti nell’alimentazione della mobilità europea, un terzo dei paesi si affiderà alle importazioni al di fuori della Comunità. “Tuttavia, – si precisa nel rapporto – una parte di importante di questa quota potrebbe provenire da scambi all’interno dell’Unione”.