• Articolo Bruxelles, 9 febbraio 2015
  • Diffusi i dati 2013 dall’Istituto europeo di statistica

    Eurostat certifica il crollo dei consumi energetici

  • Dal 2006 ad oggi i consumi energetici europei continuano a scendere. La nota positiva per l’Italia è che la produzione da rinnovabili fa la parte del leone

Eurostat certifica il crollo dei consumi energetici-

 

(Rinnovabili.it) – Il crollo dei consumi energetici in Europa non si arresta. Lo certifica Eurostat, che diffonde i dati 2013 sullo stato dell’arte nel Vecchio continente. Nel 2013 si registra un calo che ci riporta ai livelli di inizio anni Novanta. La dipendenza energetica in Unione europea scende così al 53% rispetto ai livelli 2011. L’Italia, nonostante si collochi anch’essa sul trend in discesa del continente, rimane al di sopra dei livelli del 1990. Tuttavia, il Bel Paese detiene un altro record negativo: risulta infatti essere il maggior importatore di energia, con il 76,9%, tra i primi cinque Stati consumatori.

 

Secondo i dati Eurostat, sono stati infatti 1.666 i milioni di tonnellate di equivalente del petrolio (Mtep) consumati nell’Ue due anni fa, una cifra che rappresenta un calo del 9,6% rispetto al picco dei consumi raggiunto nel 2006. Allora i milioni di tonnellate erano stati 1.832.  Da allora si è cominciato a scendere, se si fa eccezione per il 2010: solo per citare gli ultimi dati, nel 2011 le Mtep erano state 1.698 e nel 2012 1.685.

In Italia, invece, nel 2013 sono state consumate 160 Mtep contro le 153,5 del 1990. Anche da noi il picco si è registrato nel 2006, con 185,3 Mtep. Gli ultimi dati rivelano invece una discesa continua, proprio come in Ue: 172 Mtep nel 2011 e 166,3 nel 2012. Gli italiani, infatti, dimostra l’Istat, sono sempre più attenti al risparmio di energia.

 

Dopo lo Stivale, gli Stati a maggior consumo e dipendenza energetica sono la Spagna (70,5%) e la Germania (62,7%). I meno dipendenti sono invece Gran Bretagna (46,4%) e Francia (47,9%). Se si trascurano i grandi consumatori, i Paesi più autonomi in assoluto sono l’Estonia (11,9%), la Danimarca (12,3%) e la Romania (18,3%). I più dipendenti, invece, Malta (104%), Lussemburgo (96%), Cipro (96,4%) e Irlanda (89,1%).

Per quanto riguarda la produzione interna di energia, il primato del nucleare è ancora difficile da scalfire: con il 29% occupa la prima posizione in Europa. Tuttavia avanzano le energie rinnovabili, al secondo posto con il 24%. Sorpassati i combustibili fossili (20%), il gas (17%) e il petrolio (9%). Un focus sulla produzione italiana rivela che, delle 36,9 Mtep prodotte autonomamente nel 2013, il 63,7% viene dalle rinnovabili, il 17,2% dal gas, il 15,9% dal petrolio, il 3,1% dai rifiuti (non rinnovabili) e lo 0,1% da combustibili fossili.

 

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