• Articolo Carson City, 13 giugno 2013
  • Esercizi di sostenibilità sotto il sole del deserto

    Un gessetto per segnare i confini dell’autosufficienza solare

  • A bordo di una mountain bike dotata di GPS un professore americano ha segnato il perimetro dell’area che basterebbe per alimentare tutta l’America con l’energia del sole

Un gessetto per segnare i confini dell'autosufficienza solare

 

(Rinnovabili.it) – Quanto dovrebbe essere grande una centrale solare per poter soddisfare completamente le esigenze elettriche di tutti gli Stati Uniti? Secondo un recente studio della Union of Concerned Scientists la risposta è: poco meno di 161 km2 degli oltre 9 milioni a disposizione dalla potenza a “stelle e strisce”. Per poter far comprendere in maniera immediata cosa realmente significhi destinare un’area del genere alla tecnologia fotovoltaica, Joseph DeLappe, artista e professore di Digital Media Studio all’Università del Nevada, è salito in sella al suo speciale triciclo – personalizzato con telecamere GoProe – tecnologia GPS – per tracciare nelle strade del deserto americano una linea che contenesse l’autosufficienza energetica statunitense.

 

L’iniziativa è stata battezzata Project 929: Mapping the Solar (in riferimento ai test nucleari 928 che hanno avuto luogo su questa terra tra il 1951 e il 1992) e ha richiesto ben 10 giorni di lavoro. Sfidando il caldo soffocante e i percorsi tortuosi del deserto del Nevada, DeLappe ha disegnato col gesso una linea lunga 740 km, perimetro di una vasta area governativa che include Nevada Test Site, Yucca Mountain, Nellis Air Force Range, e la celebre Area 51.

E’ proprio in questo immenso spazio che l’artista è convinto si possa realizzare la gigantesca centrale solare a concentrazione con cui sfamare l’America. “Concettualmente, – spiega DeLappe – Project 929: Mapping the Solar è stato un esercizio creativo e impegnato per rappresentare un’altra scelta possibile che potremmo fare come nazione, ri-immaginare fisicamente lo spazio geografico per la sostenibilità energetica del Paese”.

 

L’idea del professore americano non è necessariamente suggerire che questa sia l’unica, o anche solo la migliore posizione per installare un gigantesca fattoria solare, quanto piuttosto spingere le persone a riflettere su questa idea. “Un giorno, forse, questo progetto sarà visto non solo come una linea letterale nella sabbia, ma il confine che si attraversa per cambiare il volto della produzione energetica degli Stati Uniti”.