• Articolo Napoli, 8 aprile 2013
  • Dopo il blocco posto in commissione Bilancio del Consiglio campano

    Il CdM impugna la legge della Campania sul fotovoltaico

  • Il Governo porta davanti alla Corte Costituzionale l’ambiziosa legge di iniziativa popolare approvata lo scorso gennaio

Fotovoltaico: il CdM impugna la legge della Campania sul solare (foto di ACCIONA)(Rinnovabili.it) – Il Consiglio dei Ministri ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge regionale n. 1 del 18/02/2013 “Cultura e diffusione dell’energia solare in Campania”. Una decisione che nasce dopo l’analisi di alcune disposizioni del provvedimento dedicato al comparto fotovoltaico, giudicate dal Governo in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”. La legge in questione, nata da un’iniziativa popolare ed approvata a gennaio, riporta un percorso estremamente ambizioso fin dalle prime battute del testo. “La Regione Campania sceglie il sole come sua primaria fonte di energia per ogni sua attività, civile e produttiva” si legge nelle disposizioni generali della legge che riporta per il territorio importanti obiettivi biennali, quinquennali e decennali: coprire con la fonte solare una quota del consumo energetico del 10% al 2013, del 30% al 2016 e del 60% al 2021.

 

 

I due “no” al fotovoltaico campano

Il CdM ha deliberato l’impugnativa dinanzi alla Consulta asserendo che tale norma sia in aperta violazione “dell’art. 117, terzo comma, della Costituzione e dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione di cui agli artt. 3, 117 e 118 della Costituzione, incidendo altresì sulla competenza esclusiva statale in materia di ‘tutela della concorrenza”, di cui all’art. 117, secondo comma, lett. e), della Costituzione’”. Inoltre, “le medesime disposizioni regionali contrastano inoltre con i principi comunitari in violazione degli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione e con il principio di libertà d’iniziativa economica di cui all’art. 41 della Costituzione”. In realtà il primo stop la norma lo aveva ricevuto solo pochi giorni fa quando con l’approvazione dell’emendamento di alcuni articoli della legge in commissione Bilancio del Consiglio regionale.