• Articolo Berkeley , 5 giugno 2012
  • Attacco al fotovoltaico statunitense

    Celle solari: la produzione è abbastanza green?

  • L’industria del solare è ancora poco attenta al contenimento delle emissioni legate ai processi di fabbricazione. Lo rivela uno studio dell’Università della California

(Rinnovabili.it) – Le celle solari statunitensi non compenserebbero la produzione di gas ad effetto serra né limiterebbero l’impiego di combustibili fossili. Lo rivela un nuovo rapporto dell’Università della California intitolato “Greeen Illusions” (Illusioni verdi) che spiega come l’industria solare sia cresciuta fino a divenire, quando non rispettosa dell’ambiente, uno dei maggiori emettitori di esafluoroetano (C2F6), trifluoruro di azoto (NF3), ed esafluoruro di zolfo (SF6). Questi tre potenti gas serra, utilizzati da costruttori di celle solari, fanno addirittura sembrare innocua l’anidride carbonica (CO2). L’esafluoroetano ha un potenziale di riscaldamento globale che è 12.000 volte superiore a quello della CO2, secondo  i dati diffusi in un recente rapporto del Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC). E’ al 100 per cento prodotto dagli esseri umani, e sopravvive 10.000 anni una volta rilasciate nell’atmosfera. Il Trifluoruro di azoto è 17.000 volte più pericoloso della CO2, mentre il SF6 si manifesta come il gas serra più insidioso, oltre 23.000 volte più minaccioso. L’industria del solare fotovoltaico è uno degli emettitori in più rapida crescita, e secondo la US National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) le concentrazioni atmosferiche di SF6 sono aumentate in modo esponenziale.

“Se la produzione fotovoltaica cresce, crescono anche gli effetti collaterali associati”, afferma il professor Zehner. “E la cosa peggiore è che non ci sono prove che le cellule solari compensino l’utilizzo di combustibili fossili nel contesto americano”. “E’ un effetto boomerang”, osserva Zehner suggerendo metodi alternativi per la riduzione della CO2 che non sia affidarsi alle celle solari.