• Articolo Linköping, 17 settembre 2019
  • Dalla Svezia celle solari organiche progettate per l’uso indoor

  • Da un team di ricercatori un nuovo fotovoltaico organico ottimizzato per convertire la luce degli ambienti interni in elettricità. L’energia che producono è piccola ma sufficiente per alimentare i sensori dell’IoT

celle solari organiche indoor

Credit: Thor Balkhed – Università di Linköping

Realizzate celle solari organiche con efficienze superiori al 20%

(Rinnovabili.it) – Il fotovoltaico organico è pronto a entrare dentro le abitazioni. Un nuovo studio condotto dall’Università svedese di Linköping, dall’Accademia cinese delle scienze e dall’Università della tecnologia di Pechino, ha permesso di sviluppare una nuova combinazione di materiali per adattare le celle solari organiche a soluzioni indoor. Rispetto alle controparti più comuni che utilizzano semiconduttori di silicio cristallino, questa tecnologia offre diversi vantaggi come il ridotto spessore, la leggerezza, la flessibilità e il basso costo. L’efficienza di conversione è ancora molto contenuta ma per alcuni applicazioni, ciò potrebbe non costituire un problema.

 

Il pensiero va al mondo dell’IoT: man mano che l’Internet delle Cose guadagnerà spazio, un numero sempre maggiori di prodotti connessi alla rete, entrerà a far parte della vita quotidiana. Molti di questi saranno semplici sensori per rilevare e misurare, ad esempio, umidità, concentrazioni di particelle, temperatura e altri parametri, che a loro volta avranno bisogno di piccole ma affidabili fonti energetiche. È qui che entrano in gioco le celle solari organiche del gruppo sino-svedese.

 

Il team ha realizzato uno strato attivo costituito da una combinazione unica di materiali donatori e accettori, che consente di assorbire le esatte lunghezze d’onda della luce che si trova in genere negli ambienti interni. 

Finora sono stati creati due prototipi, rispettivamente da uno e quattro centimetri quadrati. Quando esposte alla luce artificiale ad un’intensità di 1.000 lux, la cella più piccola ha mostrato ddi saper convertire la luce in elettricità con un’efficienza fino al 26,1 per cento. Per un periodo di oltre 1.000 ore, ha erogato oltre 1 volt utilizzando una luce ambientale che variava tra 200 e 1.000 lux (la gamma tipica di illuminazione della stanza). La cella più grande, nel frattempo, ha mantenuto un’efficienza del 23 per cento. Tali tassi sono degni di nota, in quanto le celle solari organiche sono generalmente conosciute per non essere particolarmente efficienti. Gli scienziati sono fiduciosi che, una volta sviluppate ulteriormente, la resa potrebbe sarà ancora maggiore.

 

>>leggi anche Pannelli solari organici, il machine learning trova nuovi materiali<<

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