• Articolo Losanna, 24 giugno 2019
  • Celle solari perovskitiche, testate in ogni stagione

  • Un nuovo studio fornisce un nuovo strumento per la valutazione delle prestazioni e dell’affidabilità del fotovoltaico in perovskite in condizioni operative realistiche

Celle solari perovskitiche

Credit : W. Tress (EPFL)

Le celle solari perovskitiche sono passate da una corsa per l’efficienza ad una per la stabilità

(Rinnovabili.it) – Il fotovoltaico ha lunga storia alle spalle. L’effetto è stato scoperto nel 1876, ma si è dovuto aspettare il 1954 per avere la prima cella solare in silicio capace di generare una corrente elettrica misurabile. Se all’inizio i progressi sono stati lenti e graduali, oggi il settore ha iniziato a correre. Basti pensare alla celle solari perovskiteiche: che le perovskiti artificiali agli alogenuri metallici potessero essere materiale fotovoltaico è stato scoperto solo 10 anni fa; da allora la tecnologia è migliorata con una velocità impressionante riuscendo a superare l’efficienza delle migliori unità fv in silicio, ma a prezzi molto più bassi.

 

Il principale ostacolo alla commercializzazione delle celle solari perovskitiche è tuttavia la stabilità operativa.

Questa caratteristica viene comunemente valutata mediante metodologie diverse, ossia attraverso l’illuminazione continua in laboratorio o test eseguiti all’esterno. Il primo approccio ha lo svantaggio di non tenere conto delle variazioni di funzionamento del mondo reale in termini di irradiamento e temperatura, determinate dalle variazioni diurne e stagionali. D’altra parte, i test outdoor richiedono che i dispositivi siano incapsulati per poter essere protetti da eventuali condizioni climatiche avverse. Ma l’incapsulamento serve principalmente a prevenire i meccanismi di guasto parassitario che non sono necessariamente correlati al materiale fotovoltaico. In altre parole, entrambi i metodi non sembrano sufficienti per valutare in maniera completa la stabilità di questa tecnologia.

 

>>Leggi anche Oxford PV porta l’efficienza del fotovoltaico in perovskite al 27,3%<<

 

Per risolvere questo dilemma, Wolfgang Tress, uno scienziato del Politecnico di Losanna, lavorando con i colleghi del laboratorio di Michael Grätzel, è riuscito a portare le condizioni del mondo reale nell’ambiente controllato del laboratorio. Usando i dati di una stazione meteorologica vicino a Losanna, il gruppo ha riprodotto i profili reali della temperatura e dell’irradiazione di specifici giorni durante il corso dell’anno. Con questo approccio, gli scienziati sono stati in grado di quantificare il rendimento energetico dei dispositivi in condizioni realistiche. “Questo è ciò che alla fine conta per l’applicazione del mondo reale delle celle solari”, afferma Tress.

Lo studio ha rilevato che le variazioni di temperatura e irradiazione non influiscono in modo drammatico sulle prestazioni delle celle solari perovskitiche, e sebbene l’efficienza diminuisca leggermente nel corso della giornata, si tratta di una degradazione reversibile durante la notte. Nel corso dell’anno, invece, è osservabile un leggero degrado permanente. “Lo studio fornisce un ulteriore passo verso la valutazione delle prestazioni e dell’affidabilità delle celle solari in perovskite in condizioni operative realistiche”, aggiunge il team. Lo studio è stato pubblicato su Nature Energy (testo in inglese).

 

>>Leggi anche Fotovoltaico italiano, la potenza solare è a quota 20,1 GW>>

Un Commento

  1. Guido Francesco Vicario
    Posted giugno 24, 2019 at 1:41 pm

    Abbiamo in corso la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico SENZA CONSUNO DI SUOLO AGRICOLO.
    Desideriamo ricevere dettagliate notizie sulle nuove celle
    Guido Vicario

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Current ye@r *