• Articolo Singapore, 24 luglio 2019
  • Una gigantesca centrale solare alimenterà Singapore dall’Australia?

  • È in corso un ambizioso piano per fornire un quinto dell’elettricità di Singapore grazie ad un maxi progetto fotovoltaico a 3.800 km di distanza. Gli esperti valutano caratteristiche tecniche e dubbi

solare

 

Il lungo viaggio sottomarino dell’energia solare immaginato da Sun Cable

(Rinnovabili.it) – Alimentare Singapore con l’energia solare australiana. Questo l’ambizioso quanto sfidante obiettivo di Sun Cable, sviluppatore singaporiano intenzionato a entrare nel guinness dei primati per il progetto fotovoltaico più grande al mondo: 22 milioni di pannelli solari per una potenza di 10 GW e un sistema d’accumulo da realizzare nel Northern Territory, uno dei 10 territori sotto la diretta dipendenza del governo federale dell’Australia.

A regime l’imponente installazione dovrebbe sia alimentare la capitale del territorio, Darwin, che destinare 3 dei suoi GW esclusivamente alla città-stato asiatica, trasferendo l’energia elettrica prodotta attraverso un cavo di trasmissione CC ad alta tensione sottomarino della lunghezza record di 3.800 km. Secondo Suncable, il progetto – del valore di 14 miliardi di dollari americani  – sarebbe in grado di fornire fino al 20% dell’elettricità di Singapore entro un decennio, erodendo la storica predominanza del gas naturale nel suo mix di combustibili.

 

Pura utopia? Non per il governo australiano che in questi giorni ha assegnato all’iniziativa lo status di “Major Project”. Si tratta del riconoscimento ufficiale dell’importanza strategica di un progetto, per il suo contributo alla crescita economica e all’occupazione locale, grazie al quale le aziende proponenti possono godere di approvazioni governative coordinate e di un case manager dedicato.

 

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Gli esperti hanno riconosciuto i vantaggi del progetto ma hanno affermato che molti dettagli pongono sfide ancora da risolvere. Secondo Christophe Inglin, amministratore delegato di Energetix, una società che progetta e costruisce sistemi fotovoltaici nel sud-est asiatico, a causa dei livelli di luce più elevati e costanti in Australia, nonché delle economie di scala provenienti da grandi parchi, è più economico generare elettricità fv lì rispetto a Singapore.

Anche la differenza di fuso orario fra i due territori aiuta: la produzione elettrica arriverebbe nella città asiatica prima ancora che questa veda sorgere il sole. “Dal punto di vista dell’approvvigionamento solare, è come trascorrere una giornata più lunga”, ha affermato Inglin.

 

I problemi? Per citarne uno, il cavo HVDC: nonostante sia la tecnologia più adatta per trasportare l’elettricità su grandi distanze, date le minori perdite di trasmissione rispetto ai sistemi a corrente alternata, ad oggi non sono ancora a prova di terremoti; un rischio molto alto nelle zone che dovranno attraversare.

 

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Un Commento

  1. cosimo
    Posted luglio 26, 2019 at 10:37 am

    con progetti di questa taglia possono sia fare il cavo che mettere su scala industriale un mega impianto per convertire energia elettrica in idrogeno onde poi trasportarlo con navi via mare se servisse in caso di blocco per terremoti. Per piccole quantità non varrebbe la pena ma per progetti su questa scala vale la pena. Se poi Australia da esportatrice di carbone volesse riciclarsi a esportatrice di idrogeno da energia solare potrebbe, ampliando il campo fotovoltaico, esportare per nave pure in India dove il solare lo stanno mettendo ma.. incominciano a scontrarsi con il problema dello spazio dove metterlo mentre in Australia la cosa che non manca sono terreni aridi da coprire con pannelli fotovoltaici a go go

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