• Articolo Bruxelles, 10 aprile 2013
  • In attesa di conoscere l'esito investigativo dell'Esecutivo europeo

    Fotovoltaico cinese, AFASE raccoglie oltre 1000 firme contro dazi UE

  • Più di 1000 rappresentanti di aziende hanno inviato una lettera al Commissario Europeo per il Commercio per esprimere contrarietà a potenziali misure anti-dumping sul ‘made in china’

Fotovoltaico cinese, AFASE raccoglie oltre 1000 firme contro dazi UE

(Rinnovabili.it) – Il mercato fotovoltaico internazionale non potrebbe essere più teso. L’inchiesta anti-dumping della Ue sul solare “made in China” e le minacce velate e non rivolte da Pechino all’indirizzo di Bruxelles hanno acuito il clima di incertezza del settore solare. Ad alleggerire gli animi ci avrebbe inaspettatamente pensato proprio il gigante asiatico; in queste settimane il Ministero delle Finanze cinese ha lasciato intravedere un segno di distensione con l’annuncio di Iva e tariffe doganali più basse, a partire dal primo aprile, su una lunga lista di materie prime e componenti provenienti dall’estero e tra cui figurano anche le celle solari. Da parte dell’Europa non trapelerebbe, almeno per ora, nessuna rassicurazione. L’esecutivo è ancora in piena indagine per accertare la presenza o meno di pratiche di commercio sleali applicate sull’export fotovoltaico.

 

La mozione di AFASE contro i dazi europei sul fotovoltaico

In questo contesto torna in questi giorni a far sentire la propria voce l’Alliance for Affordable Solar Energy (AFASE), una coalizione di oltre 350 società dell’industria del Fotovoltaico comunitario. AFASE ha inviato al Commissario Europeo per il Commercio Karel De Gucht una lettera aperta firmata da 1024 rappresentanti di aziende per esprimere forti preoccupazioni riguardo al potenziale esito dell’inchiesta antidumping e antisovvenzioni condotta da Bruxelles e chiedere che non vengano imposte misure punitive sull’export cinese. La lettera sottolinea gli effetti negativi di possibili dazi sulla crescita dell’energia solare nell’Unione Europea e sulla creazione di lavoro in Europa. “Non ci sarebbero vincitori, ma solo perdenti a danno dell’intera industria del solare dell’Unione Europea” dice Wouter Vermeersch amministratore delegato della compagnia belga Cleantec Trade. Il danno ai fornitori a monte e a valle (che contano per il 70% della filiera del fotovoltaico nell’Unione Europea) supererebbe i benefici per i produttori di fotovoltaico europei. “I dazi sui prodotti solari e sui loro componenti sono svantaggiosi per tutta l’industria solare europea perché determinerebbero un aumento dei prezzi e la riduzione significativa della domanda”.