• Articolo Pechino, 27 marzo 2013
  • Registrato calo annuale delle esportazioni di moduli verso l'Europa del 35%

    Nella guerra del fotovoltaico la Cina minaccia l’Europa

  • Pechino annuncia contromisure in caso di applicazione di dazi ai suoi prodotti. Il Ministero del Commercio cinese: “Spero si possa trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti nel corso dei negoziati”

Fotovoltaico, la Cina minaccia l’Europa

 

(Rinnovabili.it) – Se l’Europa dovesse imporre dazi anti-dumping al fotovoltaico cinese, Pechino non resterebbe ferma a guardare. Anzi, con molta probabilità passerebbe al contrattacco. A minacciare possibili contromisure commerciali è la stessa Repubblica Popolare che, dopo la “partita persa” con gli Stati Uniti e il fallimento della società cinese di maggior successo nel settore solare, la Suntech, è intenzionata a mostrarsi forte e inflessibile. Il pomo della discordia lanciato nel mercato internazionale del fotovoltaico continua dunque ad accendere animi già provati dalla crisi e in una trascrizione pubblicata dal Ministero del Commercio della Cina è riportato chiaramente come il gigante asiatico abbia voluto “consigliare” l’Unione europea di dar prova di moderazione al fine di evitare una guerra commerciale. “Non abbiamo scelta, e adotteremo tutte le misure per salvaguardare i diritti e gli interessi legittimi delle nostre imprese. Spero si possa trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti nel corso dei negoziati”, ha spiega il portavoce del ministero ricordando gli importanti quanti delicati rapporti fra le due potenze.

 

Il mercato del fotovoltaico cinese perde terreno

In realtà le prime ritorsioni commerciali di Pechino sono già state messe in atto. Lo scorso novembre il MOFCOM ha depositato una denuncia presso l’Organizzazione mondiale del commercio sostenendo che diversi Stati membri dell’Unione – tra cui l’Italia – avessero sovvenzionato “illegalmente” i propri produttori di fotovoltaico. Secondo Quan le indagini preliminari svolte da Bruxelles avrebbero già comportato un effetto negativo sull’industria nazionale con calo annuale delle esportazioni verso l’Europa del 35%. Il mercato delle esportazioni di moduli e celle lo scorso anno valeva 200 miliardi di dollari e l’Unione europea acquistava il 70% di tale mercato.