• Articolo Bruxelles, 6 marzo 2017
  • Fotovoltaico cinese, la Commissione UE apre il riesame dei dazi

  • Dopo aver confermato la proroga di 18 mesi delle misure compensative sull’import di celle e moduli solari cinesi e moduli, Bruxelles apre un’inchiesta per valutare gli effetti dello sviluppo tecnologico nel settore fv

Fotovoltaico cinese, la Commissione UE apre il riesame dei dazi

 

 

(Rinnovabili.it) – Nel giro di pochi anni costi e prezzi del fotovoltaico sono letteralmente crollati: tra il 2008 ed il 2015 si è assistito ad un calo di circa il 70%-80% a livello mondiale. Un miglioramento tecnologico a cui la Commissione europea sta guardando con interesse nell’ambito della disputa commerciale fra Cina ed Unione Europea. Bruxelles ha già confermato la proroga di 18 mesi delle misure antidumping e antisovvenzioni sulle importazioni di celle e moduli solari cinesi e moduli. Una proroga a cui, grazie alle pressioni di molti Stati Membri, sono stati scontati quattro mesi rispetto alla prima proposta.

Quello che preme ora capire all’esecutivo è se le misure compensative siano meno adeguate nell’attuale forma. “Esistono elementi di prova prima facie da cui risulta che le circostanze che hanno determinato l’istituzione delle misure in vigore sono cambiate e che tali cambiamenti hanno carattere duraturo” si legge nella Gazzetta Ufficiale.

 

La Commissione fa direttamente riferimento allo sviluppo tecnologico e al miglioramento dell’efficienza in questo settore e a come la richiesta d’impegno su un prezzo minimo garantito stia influenzando l’importazione. Per la Commissione, il fatto che numerosi produttori esportatori si siano ritirati dall’impegno (volontariamente o per violazioni o impraticabilità dell’impegno) dopo la sua entrata in vigore, solleva la questione se quest’ultimo possa essere ancora considerato una forma appropriata per le misure compensative. “L’esperienza dell’attuazione dell’impegno con un prezzo minimo all’importazione fissato in circostanze economiche che sono cambiate negli ultimi tre anni mette infatti in evidenza la necessità di rielaborare la forma delle misure”.

L’inchiesta riguarderà il periodo compreso tra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2016. “Risulta […] opportuno esaminare se la forma delle misure sia tuttora la più adeguata. Dagli elementi di prova prima facie risulta che le misure antidumping e le misure compensative possono riflettere meglio il cambiamento delle circostanze se sono adottate sotto forma di un dazio variabile basato su un prezzo minimo all’importazione (PMI) per tutte le importazioni del prodotto oggetto del riesame. Ciò significa che tutte le importazioni con un valore dichiarato pari o superiore al PMI non sarebbero più soggette a dazi. Tale PMI variabile sarebbe adeguato periodicamente per riflettere l’ulteriore sviluppo tecnologico e i miglioramenti dell’efficienza nel settore dell’energia solare”.

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