• Articolo Bruxelles, 8 febbraio 2017
  • Dazi sul fotovoltaico cinese, Bruxelles si ammorbidisce

  • Dalla Commissione europea un nuovo progetto per eliminare gradualmente i dazi sulle celle solari importate dalla Cina

Dazi sul fotovoltaico cinese, Bruxelles si ammorbidisce

 

(Rinnovabili.it) – La Commissione europea ci ripensa: le misure commerciali sul fotovoltaico cinese non saranno prorogate per due anni ma per soli 18 mesi. Una differenza piccola ma che mostra quanto Bruxelles si stia impegnando per accontentare gli Stati Membri. La nuova proposta arriva infatti dopo che diciotto Paesi del blocco hanno votato contro il piano presentato a dicembre 2016.

 

Originariamente, l’esecutivo aveva immaginato di prolungare di due anni l’applicazione dei dazi antidumping sull’import solareMade in China” in vigore ormai dal 2013, dopo che venne accertata ufficialmente la presenza di pratiche commerciali illegali da parte della Repubblica Popolare. Quello che fu chiaramente dimostrato era sia l’incentivazione generosa del governo cinese alle sue aziende, sia l’applicazione di prezzi più bassi per celle e moduli, di quelli praticati sul mercato comunitario.

 

La proposta originale veniva fiscalmente incontro, però, a tutti quei produttori disposti ad accettare un prezzo minimo (0,56 euro per watt) ed un limite di volume sulle esportazioni. Tuttavia diversi Stati membri hanno rispedito al mittente il piano, portando il caso all’attenzione di un comitato di ricorso. La nuova proposta accorcia i tempi e introduce fasi progressive, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Frans Timmermans. “Il fase-out – ha affermato Timmermans in conferenza stampa – ha anche lo scopo di fare in modo che i produttori di pannelli solari nell’Unione europea abbiano il tempo di adattarsi alla nuova situazione. Le condizioni precise saranno oggetto discussione anche con gli Stati membri”.

 

Ma come è ormai ben assodato, il settore fotovoltaico europeo è spaccato in due: chi costruisce gli impianti e vende l’energia da una parte (quella rappresentata da SolarPower Europe) e chi produce celle e moduli dall’altra (di cui fa le veci EU ProSun). Per i secondi, la battaglia contro il low cost cinese è in pieno svolgimento. Ed è lo stesso esecutivo UE a sostenerne in qualche modo le posizioni attraverso un documento in cui spiega che, porre fine ai dazi, comporterebbe probabilmente un perdurare di pratiche commerciali sleali. Il rapporto di Bruxelles sostiene anche che le misure compensative europee – un tetto minimo al costo del fotovoltaico cinese – avrebbe un effetto limitato sulla domanda.

 

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