• Articolo Roma, 13 aprile 2017
  • ENEA: rallentano rinnovabili italiane, a rischio la decarbonizzazione

  • L’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico evidenzia diversi elementi di preoccupazione: dal freno delle green energy al persistente elevato livello dei prezzi dell’energia

ENEA: rallentano rinnovabili italiane, a rischio la decarbonizzazione

 

(Rinnovabili.it) – È vero: l’Italia ha raggiunto prima del tempo stabilito dall’Unione Europea il proprio obiettivo di energie rinnovali sui consumi finali. Ed è ancora vero che con quattro anni di anticipo rispetto alla deadline europea, il Belpaese ha addirittura superato il target delle green energy (siamo al 17,6% contro il 17% previsto), dando una bella sforbiciata alla produzione elettrica da carbone.

Ma se si guarda ai progressi attuali c’è poco di cui essere contenti. Dopo la rincorsa degli anni passati, la crescita delle rinnovabili ha rallentato e le prospettive di decarbonizzazione per il periodo post 2020 sono decisamente peggiorate. A far scattare l’allarme è l’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico dell’ENEA che mette l’accento, tra le altre cose, anche su un’altra criticità: il persistente elevato livello dei prezzi dell’energia elettrica e del gas.

 

Nonostante il calo del 5% registrato nel 2016, infatti, il costo del kilowattora per le industrie italiane resta fra i più alti d’Europa. Lo stesso accade per i prezzi del gas che sono diminuiti, ma meno che negli altri principali Paesi europei, penalizzando soprattutto le piccole utenze che pagano il 15% in più rispetto alla media-UE e che, nel 2016, hanno visto allargarsi ulteriormente la forbice con le grandi utenze a livello nazionale, arrivando a pagare un prezzo quasi doppio.

 

Ma non solo. Concentrando la lente solo sul sistema elettrico italiano e sul suo andamento nel 2016, emerge un quadro da tenere particolarmente sotto controllo. Da gennaio a settembre, i trend sono rimasti i medesimi degli ultimi anni, vale a dire domanda in ulteriore leggero calo, fonti rinnovabili non programmabili ai massimi storici (13,1% su base annuale), prezzi di borsa ai minimi (32€/MWh il prezzo medio ad aprile) e persistenza dell’overcapacity, sebbene più ridotta). A ciò va aggiunto anche il leggero miglioramento della redditività dei cicli combinati a gas grazie ai prezzi del carburante ai minimi.

 

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La situazione è radicalmente cambiata nell’ultimo trimestre dell’anno, a causa dello stop dei reattori francesi. Un fermo che ha avuto sensibili conseguenze anche sul mercato italiano: i prezzi sono risaliti a una media di 56 €/MWh e l’overcapacity si è rivelata meno ampia di quanto spesso ipotizzato, in particolare al Nord.

 

 

Decarbonizzazione a rischio

Complessivamente, per la decarbonizzazione la situazione italiana resta caratterizzata da “criticità ridotta”. Ma man mano che la crisi economica di questi anni allenterà la presa sulla domanda di energia e i consumi torneranno ad alzarsi, la situazione complessiva offrirà più punti deboli. Lo scorso anno le emissioni di CO2 sono tornate a diminuire (-0,8%) e gli obiettivi di fine decennio sembrano essere a portata di mano. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela che i target al 2030 potrebbero porre difficoltà soprattutto nel settore dei trasporti e del riscaldamento degli edifici.

L’elemento di novità che emerge dalla nostra analisi – spiega il ricercatore ENEA Francesco Gracceva –  è proprio questo: il ‘rischio 2030’ tenuto conto che, a differenza di altri Paesi, in Italia la forte diminuzione dei consumi di energia e delle emissioni di CO2 degli ultimi anni è stata legata non tanto a cambiamenti strutturali ma alla diminuzione dell’attività economica. Un altro segnale cui prestare forte attenzione è la riduzione dei tassi di sviluppo delle rinnovabili riscontrata negli ultimi anni”.

 

Dall’insieme di questi elementi deriva una riduzione dell’indice ENEA-ISPRED (Indice Sicurezza, PRezzi dell’Energia e Decarbonizzazione) da 0,53 a 0,51 su base annua, a sottolineare il “leggero peggioramento” nel grado di soddisfacimento del ‘trilemma energetico’, ovvero coniugare prezzi bassi, alta sicurezza, forte decarbonizzazione.

Un Commento

  1. Nicola Sistino
    Posted gennaio 1, 2018 at 8:42 pm

    Ritengo che ancora una volta la politica energetica italiana sia volta a maggiori profitti riconducibili a rendita di posizione ( leggi lobby a livello globale) a scapito delle energie rinnovabili che, se ben regolamentate, favoriscono la piccola utenza produttiva ( es. il solare installato sui tetti dei condomini, a basso impatto ambientale). Il problema di fondo resta il basso tasso di investimenti dedicati alla ricerca pura ed applicata.

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