• Articolo Roma, 5 maggio 2015
  • Dal lavoro congiunto tra i ricercatori dell’Ipcf-Cnr, dell’Iit e dell’Università di Roma Tor Vergata

    Energia dai colori dei fiori, quando il fotovoltaico è made in Italy

  • Creata una cella solare in grado di ‘imitare’ il processo di fotosintesi naturale. Il suo “cuore tecnologico è costituito da coloranti estratti da frutta e fiori

Energia dai colori dei fiori, quando il fotovoltaico è made in Italy

 

(Rinnovabili.it) – A che punto siamo con lo sviluppo del fotovoltaico organico? Alla domanda l’ultimo studio pubblicato su Chemical Society Review, a firma dei Ricercatori dell’Istituto per i processi chimico fisici del Consiglio nazionale delle ricerche (Ipcf-Cnr) di Messina, dei Graphene Labs dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova e dell’Università di Roma Tor Vergata. Gli scienziati hanno raccolto conoscenze e studi prodotti fino ad oggi a livello mondiale nell’utilizzo sul fotovoltaico a base di coloranti vegetali estratti da frutta e fiori, realizzando una cella solare di terza generazione. La ricerca – spiega lo stesso CNR in una nota stampa – nasce in seguito al brevetto ottenuto da Giuseppe Calogero e Gaetano Di Marco dell’Ipcf-Cnr ed è stata condotta con il collega di Istituto Antonio Bartolotta, Francesco Bonaccorso dell’Iit e Aldo Di Carlo di Roma Tor Vergata.

 

“Questo dispositivo fotoelettrochimico – commenta Di Marco – è costituito da diversi componenti posti in successione: il fotoanodo, che è realizzato con un vetro conduttore ricoperto da uno strato sottile di biossido di titanio sul quale il colorante è chemiadsorbito, la soluzione elettrolitica a base di iodio e ioduro ed infine il contro-elettrodo dove, sempre utilizzando un vetro conduttore, viene deposto un catalizzatore, generalmente platino o carbonio”. Lo studio, intitolato Vegetable-based dye-sensitized solar cells” ha affrontato il problema della scalabilità della tecnologia ai moduli fotovoltaici, identificando i design più promettenti e analizzando il costo dell’energia prodotta.

 

“L’opportunità di sfruttare coloranti vegetali – aggiunge Bonaccorso – provenienti da scarti alimentari e di produzione per la conversione di energia solare, insieme con l’impiego di nanomateriali come ad esempio il grafene al posto di materiali preziosi e rari, potrebbe dare il via alla realizzazione di celle solari di prossima generazione sempre più economiche e al contempo ecosostenibili”.

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