• Articolo Tokyo, 21 dicembre 2017
  • Fotovoltaico flessibile: dal Giappone il nuovo record d’efficienza

  • Solar Frontier ha raggiunto il 22,9% di efficienza di conversione su una cella da 1 centimetro quadrato utilizzando la sua tecnologia a base di diseleniuro di rame indio

Fotovoltaico flessibile

 

Il Giappone si riappropria del record per il fotovoltaico flessibile in CIS

(Rinnovabili.it) – Nuovi progressi nel campo del fotovoltaico flessibile: un team di ricercatori giapponesi ha spostato più in alto il livello massimo di efficienza per le celle solari a film sottile realizzate in CIS. Dietro la sigla si nasconde un materiale ben noto al mondo dell’energia solare: CIS sta per Copper Indium (di)Selenide, ossia diseleniuro di rame indio.

La tecnologia in questione offre una valida alterativa al silicio lì dove le condizioni di irraggiamento non sono sempre ottimali, mostrando una migliore resa energetica in caso di illuminazione parziale. Inoltre, dal momento che il semiconduttore è depositato sulle celle tramite tecnologia thin film, la soluzione richiede pochissimo materiale rispetto al silicio cristallino. Tuttavia quando si parla di efficienza di conversione, il gap tra fotovoltaico tradizionale e fotovoltaico flessibile non può essere ignorato.

 

Il produttore nipponico Solar Fronties si sta impegnando da tempo ad abbattere questa differenza. L’ultimo progresso raggiunto dai suoi scienziati porta le celle solari in CIS a un nuovo traguardo mondiale: un 22,9 per cento d’efficienza registrato per una cella da un centimetro quadrato. Il risultato, spiega la società in un nota stampa, è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione con l’Organizzazione nazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie energetiche e industriali (NEDO) del Giappone.

Il  valore raggiunto rappresenta un record a livello mondiale per questa tecnologia; record confermato in maniera indipendente anche dall’istituto nazionale di scienza e tecnologia industriali avanzate (AIST). Solar Fronties scippa così il primato del 22,6 per cento d’efficienza che fino a poco tempo fa poteva vantare il Centro tedesco per l’energia solare e la ricerca sull’idrogeno Baden –Württemberg. Dietro questi 0,3 punti percentuali c’è un lungo lavoro ingegneristico sull’assorbitore della cella e sul suo strato superficiale, che non precludono futuri miglioramenti.

In termini di prestazioni, poco distante segue il fotovoltaico flessibile in CdTe (tellururo di cadmio) che grazie agli USA ha sorpassato lo scoglio del 22% d’efficienza, utilizzando peraltro solo “materiali e processi adatti per la produzione di massa” (Leggi anche Record d’efficienza per il fotovoltaico in film sottile).

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