• Articolo Roma, 19 aprile 2016
  • Fotovoltaico al grafene spray: il super modulo dell’Iit-Chose

  • A partire dalla tecnologia a coloranti organici un team di ricercatori italiani ha sostituito il platino usato nei moduli con il grafene spray. Una soluzione che abbatte il costo di ben 10mila volte

Fotovoltaico al grafene spray: il super modulo dell’Iit-Chose

 

(Rinnovabili.it) – Il fotovoltaico organico di domani? Userà inchiostro al grafene semitrasparente da spruzzare direttamente sul substrato. La semplificazione forse è eccessiva ma è questo il progetto a cui stanno lavorando un gruppo di ricercatori italiani nell’ambito del progetto europeo Graphene Flagship.

Francesco Bonaccorso dei Graphene Labs dell’Istituto Italiano di Tecnologia e  Aldo Di Carlo del Polo Solare Organico Regione Lazio (Chose) dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, sono partiti da questo materiale per mettere a punto un modulo fotovoltaico di circa 50 centimetri quadrati, il più grande realizzato per questa tipologia.

 

L’inchiostro al grafene è prodotto dalla fase di esfoliazione liquida di grafite ed è spruzzato a copertura di un substrato di ossido conduttivo trasparente per realizzare un elettrodo ausiliario (o contro elettrodo) di larga area (> 90 cm 2 ) semi-trasparente (trasmittanza 44%) in grado di sostituire il platino. Il CE in grafene è stato integrato con successo in una vasta area attiva (43,2 centimetri quadrati ) di un modulo a coloranti organici  raggiungendo una efficienza di conversione del 3.5%. Si prevede che, con qualche ulteriore modifica, si possa aumentare notevolmente la resa energetica pur mantenendo i costi molto ridotti. Nel prototipo sviluppato, infatti, l’elettrolita usato (iodo-ioduro) è quello ideale per il platino ma non per il grafene, con la sostituzione di un elettrolita adeguato le performance energetiche migliorerebbero drasticamente. La soluzione abbatterebbe il costo di ben 10mila volte.

 

GA“Stiamo sviluppando un modulo fotovoltaico costruito ad hoc per il grafene che sarà semitrasparente e più economico dei pannelli fotovoltaici attualmente in commercio”, racconta Francesco Bonaccorso. “La sostituzione del platino è anche necessaria per la stabilità del pannello”, commenta Aldo Di Carlo. Recentemente, poi, è stata fondata BeDimensional la startup che vede tra i soci fondatori anche Francesco Bonaccorso e produrrà inchiostro al grafene destinato alle imprese.

 

Le attività dei Graphene Labs dell’Iit e della neonata startup BeDimensional verranno presentate dal 7 al 9 giugno 2016 alla fiera Technology Hub, l’evento professionale delle tecnologie innovative per il futuro che si terrà a Fiera Milano City a Milano.

3 Commenti

  1. ritamir
    Posted aprile 19, 2016 at 4:23 pm

    BRAVI !!!

  2. Enrico Berbotto
    Posted aprile 30, 2016 at 11:41 am

    Questo articolo evidenzia, ancora una volta, quanto la chimica, e nello specifico un ramo di essa, la scienza dei materiali, sia fondamentale ed indispensabile per la creazione di nuovi prodotti sempre più evoluti nei contenuti sia scientifici che tecnici. Anche il fotovoltaico poggia le proprie basi sulla chimica e, nello specifico, sulla chimica del silicio; non a caso proprio le nazioni che disponevano di una industria chimica forte sono quelle che hanno tratto maggiori vantaggi dal trascorso boom del fotovoltaico, Cina in primo luogo. Per ogni 100 euro spesi in un impianto fotovoltaico 70 se ne andavano in pannelli, 20 in inverter e solo 10 nel resto ( sistemi di fissaggio, cablaggi, LPS … ) ma l’industria italiana era in grado di aggredire solo le ultime due voci ( e non completamente ) per cui per ogni 100 euro spesi dagli italiani ( direttamente e/o con incentivi pagati da balzelli in bolletta della luce ) solo 30 euro tornavano nel circuito economico nazionale mentre gli altri 70 prendevano la via delle economie estere, in special modo asiatiche. Possiamo quindi, senza dubbio, affermare che il generoso sistema di incentivi fotovoltaici degli anni passati ha notevolmente aiutato soprattutto l’industria dei paesi esteri. Quindi è da sperare, vivamente, che questi gruppi di ricerca italiani non vengano abbandonati a se stessi, che siano sempre seguiti e debitamente finanziati perché anche se siamo partiti tardi in questo settore, come diceva quel tale, meglio tardi che mai !

  3. antonio
    Posted giugno 11, 2016 at 4:03 pm

    Prima rinnovo l’augurio dello scrivente precedente, e poi segnalo un altro grande rischio:
    lo si è visto x il FV e tante altre Tech. I ns Ricercatori, Inventori singoli o di Gruppo son tutti dotati di grandissima invettiva, e data la mancanza d’Iniziativa e vera capacità d’innovazione dei ns Imprenditori che hanno troppo spesso ciuccciato dalla mammella Stato IT, invece di Vedere, Riconoscere e investire su quello che avevano intorno al loro praticello……………hanno lasciato cadere nel vuoto, a volte morire inventori, invenzioni, sudati brevetti ….. che qualche volta sono anche stati svenduti all’estero, esattamente a quei Paesi citati sopra, che hanno preso lo spunto o la Tech matura e ne hanno fatto sopra i business di quel momento: inutile farne qui l esempio: ma le startup Microsoft o simili in Italia continuano ad essere fatte abortire tutti i gg da ca 70 anni, e va sempre peggio, nonostante le eco balle dei politici. Auguri a chi decide di non essere più complice con questo sistema
    ” E che l’IMMAGINAZIONE trovi sufficiente terreno per germogliare dai Vs. Spiriti “

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