• Articolo Pechino, 6 novembre 2012
  • Presentato ricorso all'organo di conciliazione del WTO

    Fotovoltaico: la Cina contro il bonus Made in EU

  • Le premialità di Italia e Grecia finiscono nel mirino del gigante asiatico. Il ministero del Commercio di Pechino: “hanno gravemente danneggiato le esportazioni cinesi”

(Rinnovabili.it) – Dopo aver preso di punta i produttori di silicio del Vecchio Continente è ora la volta dei regimi tariffari per il fotovoltaico europeo, finiti nel mirino del Ministero del Commercio cinese per presunte sovvenzioni illegali. La Repubblica Popolare non scherza e per far capire che le minacce pronunciate prima dell’indagine UE sul proprio export solare non erano lanciate a vuoto, ha presentato ieri un ricorso all’organo di conciliazione dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO).

 

Il caso è iniziato dopo la richiesta da parte del governo di Pechino di consultarsi con l’Unione Europea  sulle sovvenzioni statali concesse da Italia e Grecia agli impianti fotovoltaici. Entrambi i paesi infatti offrono nei rispettivi FiT bonus del 10% sull’energia elettrica proveniente da istallazioni in cui i componenti principali siano stati prodotti all’interno dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo – che comprende l’Unione europea, più anche Islanda, Norvegia e Liechtenstein. Secondo il ministero del Commercio tali premialità hanno violato la “Clausola del trattamento nazionale”, uno dei principi del sistema commerciale multilaterale, in base al quale i prodotti importati e quelli locali devono ricevere lo stesso trattamento.

 

“La Cina ritiene che le misure sono incompatibili con le norme del Wto in materia di trattamento nazionale e di nazione più favorita e costituiscono sovvenzioni sostitutive sulle importazioni che sono vietate dal WTO”, si legge su una nota stampa del ministero. “La Cina si oppone risolutamente a ogni forma di protezionismo commerciale e intende fermamente esercitare i suoi diritti in quanto membro del WTO per proteggere i propri diritti e interessi legittimi”.

 

Il Ministero del Commercio ha espresso la sua convinzione  che tali misure abbiano un effetto significativo sulle esportazioni cinesi di prodotti fotovoltaici, sostenendo che i volumi del “Made in China” nel Belpaese siano scesi da 4,8 miliardi di dollari del 2010 a 3,9 miliardi nel 201. Grave danno – come lo definisce Pechino – o meno, un dato su tutti rimane inconfutabile: l’Italia era e continua ad essere il terzo più grande importatore di prodotti solari dalla Cina all’interno dell’UE.