• Articolo Roma, 25 gennaio 2012
  • Per le associazioni, è l’ennesima prova della mancanza di un quadro chiaro sullo sviluppo delle FER

    Fotovoltaico: sì a provvedimenti organici, no a blitz dell’ultima ora

  • ANIE/GIFI e APER esprimono forte preoccupazione sull’eventuale approvazione dell’art. 65 del Decreto sulle liberalizzazioni e chiedono che venga stralciato

(Rinnovabili.it) – “Un anno di totale anarchia, durante il quale sarebbe possibile realizzare impianti su terreni agricoli di qualsiasi dimensione, senza limiti di rapporto superficie impianto/superficie agricola”. È questo lo scenario che secondo ANIE/GIFI e APER si verificherebbe qualora venisse approvato l’art. 65 del Decreto sulle liberalizzazioni, predisposto dal Governo e attualmente all’esame delle Camere. Nell’ottica di preservare i terreni agricoli da eventuali speculazioni, infatti, il cosiddetto Decreto Rinnovabili (Dlgs n.28 del 3 marzo 2011) aveva già provveduto a normare in modo definitivo l’installazione di impianti fotovoltaici sui terreni agricoli, stabilendo sia la potenza massima installabile che particolari restrizioni in merito al rapporto tra la superficie degli impianti e quella agricola. Le associazioni invece, in un comunicato stampa congiunto, si dichiarano convinte che, nel caso in cui l’art. 65 venisse approvato, incentiverebbe una “corsa alla realizzazione di mega impianti su terreni agricoli, accelerando l’esaurimento delle risorse disponibili che dovrebbero andare a incentivare lo sviluppo organico e distribuito del settore”. Per ANIE/GIFI e APER si tratterebbe dell’ennesima prova che dimostra l’assenza di un quadro chiaro e univoco sullo sviluppo delle rinnovabili in Italia: adottare un provvedimento del genere significherebbe generare incertezza sul mercato, con vantaggi per pochi a scapito del bene del Paese. Per questo chiedono con forza che venga stralciato dal testo del decreto. I firmatari del comunicato stampa congiunto hanno sottolineato anche come provvedimenti così dirompenti per il settore vengano introdotti senza consultare preventivamente le associazioni di categoria.