• Articolo Roma, 15 settembre 2011
  • Da ZeroEmission Rome 2011

    IFI: il sole darà lavoro a 31mila italiani

  • Secondo il segretario generale del Comitato Industrie fotovoltaiche italiane nei prossimi due o tre anni saranno disponibili 6.200 posti di lavoro diretti e altri 24.800 nell’indotto nell’industria dei pannelli solari

(Rinnovabili.it) – Il sole promette bene soprattutto per un paese come l’Italia. Dopo le ottime previsioni rilasciate dall’Epia solo qualche giorno fa e che vedono il Belpaese sulla linea d’arrivo per una prossima grid parity del fotovoltaico, il comparto solare italiano si è dato appuntamento a ZeroEmission Rome 2011 per tracciare il quadro della situazione. E Nonostante le turbolenze normative che il settore ha vissuto in questi mesi, le stime presentate dal palco capitolino sono ancora una volta incoraggianti. Secondo Alberto Giovanetti, segretario generale del Comitato Ifi (Industrie fotovoltaiche italiane) nei prossimi due o tre anni saranno disponibili 31mila posti di lavoro nell’industria dei pannelli solari italiana, di cui 6.200 posti di lavoro diretti e altri 24.800 nell’indotto.
Per dare corpo alle previsioni sono però necessari interventi imprescindibili. Sviluppare il comparto occupazionale di settore richiederà, infatti, quasi 2 miliardi di euro di investimenti accanto a politiche rigorose di incentivazione anche per la produzione nazionale. “Lo scorso agosto – ha continuato Giovanetti – il decreto ha previsto un incentivo del 10% nel IV conto energia per la produzione europea, ma le regole sono già state aggirate. E’ necessario un controllo rigoroso per evitare che si aggiunga al danno anche la beffa di chi riesce a ottenere la maggiore incentivazione attraverso certificazioni non codificate, favorendo di nuovo la concorrenza cinese”. L’antagonismo della Repubblica popolare preoccupa non poco, anche quando il panorama di riferimento è quello dell’UE. A fronte di mercato europeo che ha assorbito una capacità produttiva di 14,3 GW, le industrie comunitarie, infatti, sono state in grado di fornire solo 2,6 GW, nonostante un potenziale produttivo sia di 7,5 GW. “E questo perché il mercato europeo ha assorbito una gran parte della produzione cinese, stimata in una quota dell’82%”.