• Articolo Roma, 27 giugno 2019
  • Da incentivi alle rinnovabili benefici per i prezzi energetici

  • Il viceministro Dario Galli risponde ad un’interrogazione alla X commissione della Camera in merito al peso dei futuri investimenti verdi sulle bollette energetiche di famiglie e imprese

incentivi alle rinnovabili

 

Previsto continuo calo degli oneri per gli incentivi alle rinnovabili

(Rinnovabili.it) – I nuovi incentivi alle rinnovabili contenuti nel decreto FER 1 e gli investimenti a sostegno del settore previsti nel Piano nazionale Energia e Clima, destano le prime preoccupazioni: quanto tutto ciò graverà sulle bollette energetiche di famiglie e imprese? A formulare la domanda è l’interrogazione presentata da Luca Squeri e Paolo Barelli (Forza Italia) della X Commissione alla Camera e destinata al Ministero dello sviluppo Economico. A rispondere è invece il viceministro al MiSE, Dario Galli che ieri ha cercato di rassicurare gli animi analizzando brevemente le diverse misure di sostegno alle green energy italiane: dai contratti per differenza (CFD) assegnati tramite le aste alla parziale esenzione dal pagamento degli oneri per l’autoconsumo fino ai nuovi Power Purchase Agreement (PPA).

 

Considerato che il prezzo medio dell’elettricità attuale è intorno ai 55 euro/MWh, – scrive Galli – e che le ultime aste svoltesi nel 2016 sono state assegnate a 66 euro/MWh non è improbabile che le prossime aste, previste con il decreto ministeriale Fer 1 in via di emanazione, possano condurre a una situazione nella quale il sostegno alla produzione da rinnovabili si risolva in un vantaggio per i consumatori e non in un onere”. Questo dipende essenzialmente dal fatto che eolico e fotovoltaico presentano perlopiù costi fissi (non soffrono della variabilità dei costi propria dei carburanti). In questo caso le aste stabiliscono l’ammontare degli incentivi alle rinnovabili rinnovabili garantendo ai vincitori una remunerazione predefinita, il cosiddetto prezzo di esercizio o strike price, per un lungo periodo di tempo. Grazie ai CFD, quando il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica è inferiore allo strike price, l’operatore riceve un’integrazione che compensa tale differenza; in caso contrario tocca a lui restituirla.Il produttore ha necessità di entrate certe, che si ottengono assegnando una tariffa fissa per un certo numero di anni (tipicamente 20) – si legge nella risposta – A fronte di questo vantaggio di stabilità, ai consumatori può tornare un vantaggio in termini di riduzione della bolletta”. 

 

 

“[…] l’emanando decreto Fer 1 prevede che circa l’85%  dell’energia incentivata provenga da impianti ammessi a seguito di procedure di aste al ribasso”, continua il Viceministro. “Va comunque evidenziato che gli oneri per l’incentivazione delle rinnovabili sono previsti in significativo calo da qui a qualche anni. La diffusione delle fonti rinnovabili (con costi prevalenti fissi) ha benefici effetti sui prezzi di mercato dell’energia elettrica, in quanto stimola gli operatori degli impianti a fonti convenzionali (con costi prevalenti variabili) a contenere i prezzi offerti sul mercato. Questo effetto – conclude Galliha concorso, negli ultimi anni, alla riduzione del prezzo medio di mercato registrato sulla borsa elettrica“. 

Leggi il testo dell’interrogazione

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