• Articolo Roma, 7 marzo 2012
  • L’articolo 65 del Dl liberalizzazioni impone lo stop agli incentivi per le ‘coperture solari’

    Legambiente: “assurdi i limiti per il FV sui tetti in aree agricole”

  • Per Zanchini “le associazioni agricole devono far sentire la propria voce ed esigere il ripristino di un giusto diritto”

(Rinnovabili.it) – Un chiaro segnale di “sbigottimento” sul famigerato articolo 65 del Dl Liberalizzazioni è stato lanciato oggi da una nota di Legambiente che definisce “assurdi” i limiti imposti al fotovoltaico installato sui tetti dei capannoni in area agricola, che frenerebbero il diffondersi delle coperture rinnovabili in campagna. Secondo il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini “Lo stop alle agevolazioni economiche anche per gli impianti a terra di piccole dimensioni, evidentemente utili per integrare il reddito degli agricoltori, risultava già di difficile comprensione, ma negare ora la possibilità di usufruire degli incentivi anche per il fotovoltaico sui tetti nelle aree agricole, appare totalmente assurdo.”

Il commento di Zanchini si riferisce in particolare allo stop, imposto dal Decreto, agli incentivi per tutti gli impianti fotovoltaici a terra in area agricola che, nella versione approvata al Senato, estenderebbe il divieto anche agli impianti sui tetti di potenza maggiore di 200 kW. Stando agli ultimi “sviluppi” però, una nuova versione dell’emendamento riaprirebbe almeno alla possibilità di realizzare impianti fotovoltaici sui terreni di campagna, “sia per quelli che hanno già il titolo abilitativo e che hanno due mesi di tempo per realizzare impianti anche di grande taglia e senza limiti, che per progetti che riescono a ottenere il titolo abilitativo entro la data di entrata in vigore del Decreto Legge, che hanno ancora 6 mesi di tempo ma devono rispettare alcuni limiti, di dimensione massima di 1 MW e di superficie occupata”. Eppure restano ancora “fuori” i tetti FV: “In questo caso – ha commentato Zanchini, (riferendosi alle ultime modifiche del Dl) – la pressione delle imprese ha sortito i suoi effetti. Chiediamo quindi anche alle associazioni agricole di far sentire la propria voce per esigere il ripristino di un giusto diritto”.