• Articolo Princeton, 10 dicembre 2012
  • Le celle sono in grado di assorbire il 96% della luce

    Nano-buchi per un solare in plastica super efficiente

  • Migliora del 175% l’efficienza di conversione delle celle organiche della Princeton University. Il segreto? Una struttura di lunghezza d’onda più piccola della luce

(Rinnovabili.it) – A volte a rendere migliore un prodotto non è quello che c’è, ma quello che manca. E’ il caso del lavoro condotto da un team di ricercatori della Princeton University sulle celle solari polimeriche; gli scienziati, guidati da ingegnere elettrico Stephen Chou, sono riusciti a triplicare l’efficienza di questo tipo di celle sostituendo allo strato di indio-stagno-ossido (ITO), una superficie dotata di minuscoli fori.

 

Nel dettaglio, il gruppo ha impiegato un “sandwich” di metallo nano-strutturato e plastica, in grado di raccogliere ed intrappolare la luce e quindi convertirla in elettricità con un’efficienza del 175% superiore alle altre celle organiche. La fisica dietro l’innovazione è straordinariamente complessa, spiega Chou, ma la struttura del dispositivo, nel concept, è abbastanza semplice. Lo strato superiore della cella, nota come strato finestra, utilizza una rete metallica finissima con fori di 175 nanometri di diametro a sostituzione del tradizionale ITO.

 

La speciale configurazione – chiamata “cavità plasmonica di sub lunghezza d’onda” – grazie a delle dimensioni inferiori a quelle della lunghezza d’onda della luce, riflette solo il 4 per cento dei raggi in entrata e assorbendo il rimanente 96 per cento. “E’ come un buco nero per la luce”, ha affermato Chou. “La intrappola”. I ricercatori sostengono che le loro nuove celle PlaCSH (acronimo di plasmonic cavity with subwavelength hole array) possono essere prodotte in maniera economica stampandoli in fogli formato carta da parati.