• Articolo Riyad, 5 aprile 2018
  • L’Arabia Saudita lavora su pannelli solari a prova di tempeste di sabbia

  • Il mega progetto solare di Riyad pone sfide non indifferenti. Gli scienziati del King Abdulaziz City for Science and Technology cercano di risolvere quelle tecniche

pannelli solari

 

Il KACST testa i pannelli solari sotto diversi stress ambientali

(Rinnovabili.it) – Quando l’Arabia Saudita e la Softbank hanno annunciato il progetto solare più grande al mondo, un faraonico piano per realizzare nel deserto 200 GW di pannelli solari, una delle prime critiche rivolte è stata quella sulla difficoltà di manutenzione. Un simile sistema richiederebbe infatti attenzioni particolari viste sia le dimensioni che il luogo d’installazione. Per questo motivo gli ingegneri del King Abdulaziz City for Science and Technology (KACST) si sono già messi al lavoro: l’obiettivo principale è quello di rendere il futuro impianto – che coprirà un’area due volte più grande di Hong Kong – resistente alle difficili condizioni del deserto. A cominciare dalle possibili tempeste di sabbia che si abbatteranno sulle strutture.

 

Il team di scienziati sta infatti testando in laboratorio i pannelli solari sotto diversi stress fisici. Hanno simulato all’interno di una camera cilindrica gli effetti di una tempesta di sabbia sui moduli fv per verificarne la durabilità, mentre con altri macchinari ne provano la resistenza meccanica agli urti. Non si tratta ovviamente delle uniche sfide che il sogno fotovoltaico saudita dovrà risolvere: per gestire la quantità di energia che il progetto prevede di produrre, gli esperti sostengono che il Regno dovrà preventivamente investire enormi quantità di denaro per aggiornare la propria rete elettrica e costruire impianti di stoccaggio a batterie su larga scala.

 

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“Possiamo farlo”, ha spiegato Adel al-Sheheween, direttore del laboratorio solare della cittadina tecnologica riferendosi alla grande ambizione del progetto. “Richiederà tempo, ma abbiamo tutte le materie prime: sole, terra e, soprattutto, la volontà”. La città tecnologica saudita è stata realizzata circa trent’anni fa in un villaggio vicino alla capitale per condurre ricerche sull’energia pulita. Ma solo ora sembra aver preso il giusto slancio. Una spinta guidata dalle necessità di diversificare l’economia interna quanto da quelle prettamente geopolitiche. Come spiega James Dorsey, esperto di Medio Oriente presso la Scuola di Studi Internazionali di S. Rajaratnam a Singapore. “Il problema dell’Arabia Saudita è che l’Iran e il Qatar hanno le riserve di gas che non lei non possiede. Questo è uno dei motivi per cui le energie rinnovabili figurano in modo prominente nel programma di riforma del principe Mohammed: non solo per preparare economicamente il regno a un futuro post-petrolio, ma anche per garantire il suo continuo significato geopolitico”.

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