• Articolo Roma, 21 marzo 2019
  • Prosumer condominiali, come realizzare le prime mini comunità energetiche

  • I tetti condominali possono offrire un contributo importante alla rivoluzione energetica sul fronte dell’autoconsumo. Ma la normativa deve cambiare

Prosumer condominiali

 

Energy@Home presenta  lo studio su I prosumer condominiali per incoraggiare l’energy sharing

(Rinnovabili.it) – Le comunità energetiche? Facciamole nascere direttamente in assemblea di condominio. Di questa opportunità sta parlando in questi giorni l’associazione Energy@home attraverso un nuovo studio sulle potenzialità dei prosumer condominiali. Il documento, che raccoglie i contributi scientifici di Elemens, RSE e Kantar, fa il punto della situazione partendo dalle sfide legate al recepimento della Direttiva UE 2018/2001 sulle fonti rinnovabili (la cosiddetta RED II). La nuova direttiva europea ha tra i suoi meriti quello di aver ha introdotto il concetto di energy community, ossia soggetti giuridici all’interno dei quali agiscono collettivamente autoconsumatori di rinnovabili “il cui obiettivo principale è fornire benefici ambientali, economici o sociali” ai membri.

Entro giugno del 2021, l’Italia dovrà recepire queste norme nella propria legislazione e un buon punto di inizio per dar corpo alle comunità energetiche potrebbe essere proprio il condominio.

 

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Lo studio presentato lo scorso marzo a Milano e oggi a Roma, analizza le principali barriere allo sviluppo dell’autoconsumo di taglia condominiale suggerendo soluzioni normative e tecnico-economiche per superarle.

Si parte da un dato, quello delle potenzialità: in Italia potremmo installare oltre 200.000 impianti  fotovoltaici sui tetti condominiali, con un potenziale di almeno 6,5 GW di nuova capacità. Ma perché questo avvenga è necessario risolvere alcune criticità. Oggi, infatti, sono ancora pochi i pannelli solari installati sulle coperture condominiali. A frenare non sono tanto i costi quanto piuttosto l’obbligo di sfruttarli solo per risparmiare sui consumi delle parti comuni dell’edificio, principalmente ascensori e luci.  In altre parole non vi è la possibilità per i singoli utenti di utilizzare l’energia autoprodotta per i propri consumi privati.

 

Tuttavia, superare queste barriere e inaugurare l’era dei prosumer condominiali è possibile. Secondo Tommaso Barbetti di Elemens, tra gli autori dello studio, il recepimento della RED II sarà la svolta, “aprendo ai sistemi con una pluralità di clienti ad oggi non ammessi dalla regolazione italiana”. “Tra i vari modelli che si stagliano all’orizzonte – spiega Barbetti – quello di più immediata applicazione pare quello dei prosumer condominiali, con l’energia prodotta sui tetti che potrà finalmente essere consumata anche dalle famiglie: i risparmi sulle bollette potranno essere sostanziosi (nell’intorno del 20%), con un potenziale di mercato che potrebbe arrivare fino a 250.000 condomini. Già nei prossimi mesi si aprirà il cantiere normativo che porterà, in tempi ragionevolmente brevi, alla definizione delle modalità con cui ciò potrà avvenire”.

 

Realizzando nuove forme di sharing energy, le comunità presenti sul territorio potranno soddisfare i propri fabbisogni attraverso innovativi strumenti digitali, massimizzando così i benefici per tutto il sistema. Quelli ambientali, come una consistente riduzione della CO2 emessa per la produzione energetica. E quelli economici, con il valore aggiunto incrementale generato dagli investimenti in nuova capacità fotovoltaica, la riduzione del prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso e i nuovi posti di lavoro. L’analisi costi benefici si traduce in un saldo positivo per il sistema paese compreso tra 1,4 e 2 miliardi di euro, tenendo conto delle spese che dovranno essere sostenute per l’adeguamento della rete elettrica e la redistribuzione oneri di sistema e dispacciamento.

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