• Articolo Tokyo, 11 dicembre 2012
  • Il nuovo impiego del fotovoltaico a 3 dimensioni

    Sfere solari per vestiti energetici

  • Maglioni e pantaloni in grado di accendere il tuo mp3? Un sogno quasi tangibile per il Centro di Tecnologia Industriale della prefettura di Fukui

(Rinnovabili.it) – Per la nipponica Sphelar Power Corporation, parlare di tessuti energetici in grado di produrre elettricità se esposti al sole, vuol dire parlare della realtà. La società, in collaborazione con  il Centro di Tecnologia Industriale della prefettura di Fukui, ha messo a punto un prototipo tessile che sfrutta le prestazioni delle proprie celle solari a tre dimensioni.

 

Il nuovo tessuto fotovoltaico  è costituito da un intreccio di minuscole celle sferiche, brevettate col nome di Sphelar e già sperimentate dalla compagnia su sopporti di vetro e di plastica. Per ottenere la prima applicazione tridimensionale i ricercatori avevano fatto precipitare su una lastra di vetro gocce di silicio fuso, solidificatesi dopo la caduta. Per creare il tessuto fotovoltaico invece sono state letteralmente cucite insieme migliaia di celle solari sferiche, ciascuna con un 1,2 millimetri di diametro e in grado di produrre 0,2 milliWatt di energia elettrica durante le ore diurne. I particolari moduli che ne vengono fuori, spiegano gli scienziati, sono stati anche collegati ad una batteria attraverso dei fili conduttori, per studiare le possibilità di stoccaggio dell’elettricità creata.

 

L’innovazione rende molto più vicina e tangibile l’idea di abiti in grado di ricaricare i propri cellulari o mp3 semplicemente indossandoli, ma i creatori ammettono che c’è ancora molto lavoro da fare prima di poter avere il nuovo tessuto sul mercato. “Abbiamo ancora problemi da risolvere prima della commercializzazione, come il rivestimento per i fili conduttori e il miglioramento della durata del tessuto”, ha spiegato un funzionario del Centro tecnologico. “Ma siamo già stati contattati da produttori di elettronica e di sistemi per non vedenti mostratisi interessati alla nostra invenzione”.