• Articolo Roma, 23 settembre 2019
  • Solare galleggiante, il mercato cresce in maniera costante

  • Secondo la società d’analisi Wood Mackenzie Power & Renewables, entro la fine del 2019 il settore avrà installato almeno 2,4 GW a livello globale

 

 

La domanda di solare galleggiante dovrebbe crescere del 22% l’anno

(Rinnovabili.it) – Questa estate, il piccolo atollo di Ari, nell’arcipelago delle Maldive, ha fatto parlare di sé quando ha attivato il primo impianto solare galleggiante in mare: 12 piattaforme ancorate al fondale marino e ricoperte di moduli fotovoltaici per una potenza totale di 678 kW. Il sistema è stato appositamente progettato per resistere all’acqua salata e alle intemperie, ma rappresenta ben più che un’ingegnosa soluzione di produzione energetica offgrid per un territorio a corto di suolo. L’impianto maldiviano è anche uno dei primi esperimenti a far avanzare di classe il solare galleggiante, sulla scia di un mercato sempre più solido e preparato.

 

Nonostante il settore oggi rappresenti ancora una nicchia nelle tecnologie rinnovabili, i trend di crescita sono promettenti per quelle poche società che si spartiscono comparto. Secondo una nuova ricerca (testo in inglese) condotta da Wood Mackenzie Power & Renewables, entro la fine del 2019 saranno installati sull’acqua almeno 2,4 GW di pannelli fotovoltaici, distribuiti in 35 paesi nel Mondo.

Un ruolo da protagonista lo svolge la regione dell’Asia Pacifico: qui infatti si concentra attualmente l’87 per cento della capacità solare galleggiante globale, con Corea del Sud e Taiwan, leader del settore.

 

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Guardando al futuro, la domanda dovrebbe crescere ulteriormente con una media del 22 per cento, anno su anno, dal 2019 al 2024, superando così la quota del 2% nel mercato fotovoltaico.

 

A fare da traino non saranno solo i nuovi obiettivi nazionali sul fronte rinnovabili. I Paesi dove la tecnologia è cresciuta di più e dove probabilmente continuerà a dominare, sono in gran parte quelli in cui la disponibilità delle terre è limitata o dove i costi per l’uso del suolo sono esorbitanti.

Tra le leve c’è anche l’accoppiata idroelettrico-fotovoltaico: diversi impianti di solare galleggiante vengono oggi installati su bacini idroelettrici, una scelta che permette non solo di risparmiare spazio ma anche di sfruttare l’infrastruttura di trasmissione esistente, semplificando i lavori di interconnessione.

 

Per concretizzare le nuove opportunità, tuttavia, i costi devono essere ridotti ulteriormente. Moduli solari e inverter sono tecnologie ormai mature. A far lievitare la voce di spesa sono soprattutto i costi Balance of System strutturali, che comprendono la struttura galleggiante, i sistemi di ormeggio e gli ancoraggi (ogni soluzione deve essere studiata e ingegnerizzata in base alle caratteristiche del sito). Anche i costi flessibili o soft cost (manodopera, progettazione e ingegneria, catena di approvvigionamento e logistica) sono un fattore significativo che contribuisce all’elevato capitale investito per questo tipo di applicazioni.

 

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2 Commenti

  1. cosimo
    Posted settembre 24, 2019 at 8:39 am

    per ridurre i costi la priorità sono i bacini idroelettrici dove l’acqua è calma e quindi le piattaforme dove appoggiare i pannelli sono poco piu’ che delle chiatte che galleggiano.. Se si vuol andare in mare aperto allora i costi schizzano alle stelle tra salsedine burrasche ecc.
    Per questo sono sempre stato favorevole piu’ che a impianti a terra alla copertura dell’immensa mole di edifici civili commerciali e industriali e del fotovoltaico galleggiante sugli invasi artificiali o naturali perche’ oltre a produrre energia raffrescano i moduli fotovoltaici aumentandone la produttività ed inoltre limitano la proliferazione di alghe e l’evaporazione, tutte cose positive per invasi di acqua dolce destinati ad esser fonte di acqua per bere

    • cosimo
      Posted settembre 24, 2019 at 8:43 am

      pultroppo nel settore del galleggiante stiamo ancora a carissimo amico.. qualcosa fanno i cinesi per sfruttare i laghi artificiali creati da miniere dismesse, qualcosina di piccoli gli indiani ma il pomposo quantitativo di cui si parla nell’articolo si riferisce in massima parte all’installazione di un solo impianto in Korea dove vi è un invaso artificale pensato in origine per fare energia dalle maree ma non ci ha capito niente ed hanno pensato di riciclarlo per il fotovoltaico galleggiante dato che ormai era costruito.. Gli altri 34 paesi.. bricioline di qua e di là

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