• Articolo Houston, 27 aprile 2015
  • I timori di un produttore svelati ad un incontro pubblico

    Fracking: la bolla sta per scoppiare

  • Il calo dei prezzi rende troppo costose le operazioni di estrazione. Metà delle compagnie di fracking rischia di vendere o fallire entro quest’anno.

Fracking la bolla sta per scoppiare-

 

(Rinnovabili.it) – Metà delle 41 aziende di fracking che operano negli Stati Uniti fallirà verrà o venduta entro la fine di quest’anno. Lo ha detto alla IHS CERAWeek Conference di Houston Rob Fulks, un dirigente della Weatherford International Plc, compagnia multinazionale impegnata nel business del petrolio e del gas. La causa di questo crollo verticale ipotizzato è il taglio di spesa cui sono costrette le imprese ora che diventa meno conveniente fratturare il terreno in cerca dello shale gas.

La domanda di fracking, metodo di estrazione che con la perforazione orizzontale ha stimolato un boom della produzione di petrolio e gas naturale negli Stati Uniti, è calata. Lo dimostra il fatto che sempre più spesso i pozzi vengono abbandonati dalle aziende senza completare lo sfruttamento.

 

Fracking la bolla sta per scoppiare_

 

All’inizio dello scorso anno erano 61 i fornitori di servizi di fracking negli Stati Uniti (il più grande mercato del mondo). Alcuni pesci grossi hanno inglobato i più piccoli nel tentativo di consolidare una supremazia economica e vincere la guerra della competitività. La Halliburton Co. ha annunciato i piani per l’acquisto della Baker Hughes Inc. lo scorso mese di novembre. Un’operazione da 34,6 miliardi dollari. La Weatherford, che rappresenta la quinta potenza economica negli USA per quanto riguarda le operazioni di fracking, è stata costretta a tagliare drammaticamente i costi in risposta al un calo della domanda dei clienti. La società è riuscita a non fallire, per il momento, perché ha scaricato il calo dei prezzi sui fornitori di sabbia.

 

In tempi meno sospetti – era gennaio – gli analisti avevano predetto che la bolla del fracking sarebbe scoppiata in testa ai produttori di sabbia, materiale utilizzato per tenere aperte le crepe nelle rocce che permettono agli idrocarburi di fluire ed essere aspirati in superficie. Circa il 60% del loro giro d’affari, dopo il boom degli ultimi anni, si è legato al fracking, hanno spiegato gli analisti di PacWest Consulting Partners, che si occupano di fare previsioni sulla domanda in questo settore. All’inizio dell’autunno, le proiezioni degli delineavano uno scenario in cui la produzione di sabbia sarebbe cresciuta del 20% annuo nel 2015 e nel 2016. Niente di più sbagliato, perché le nuove previsioni indicano uno stallo della domanda.

Il problema non è solo americano: le compagnie petrolifere stanno tagliando complessivamente più di 100 miliardi di dollari di spese a livello globale dopo il calo dei prezzi. Nel settore del fracking, si teme un calo del 35% nel 2015.

2 Commenti

  1. ritamir
    Posted aprile 27, 2015 at 3:41 pm

    Era ora !

  2. TheQ.
    Posted aprile 28, 2015 at 1:15 am

    looool, proprio ora che c’è il quantitative easing.
    Ora ci prendiamo una tramvata epocale, come nelle crisi di anni 70 e 90.

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