• Articolo Edimburgo, 8 settembre 2014
  • Il dibattito sull’indipendenza infiammato da un report sugli scenari energetici

    Fracking nel Mare del Nord: indipendenza più facile per la Scozia?

  • Una organizzazione vicina ai secessionisti sostiene che il fracking permetterebbe di raddoppiare le riserve di petrolio e gas. Scettica l’Università di Edimburgo

Fracking nel Mare del Nord indipendenza piu facile per la Scozia-300(Rinnovabili.it) – L’indipendenza della Scozia passa anche per il fracking. Secondo N-56, think tank fondato da Dan Mac Donald (membro del board di una organizzazione secessionista), le trivellazioni sottomarine con metodi non convenzionali possono raddoppiare la quantità di gas e petrolio estraibili dai fondali del mare del Nord. Si tratterebbe di un business da 300 miliardi di sterline (370 miliardi di euro), che gli indipendentisti tentano di usare come leva politica. Il report prende le mosse da una proposta del geofisico americano Cristopher Cornford, il quale sostiene che da 24 milioni di barili si passerebbe, ricorrendo alla fratturazione idraulica, a 45 milioni. Cifre accolte entusiasticamente da Fergus Ewing, ministro dell’Energia scozzese, che ha dichiarato: «Questo rapporto mostra le grandi possibilità per lo sfruttamento dei giacimenti offshore di gas e petrolio non convenzionali e difficili da raggiungere. Combinando queste con le riserve esistenti la Scozia potrebbe avere più di due volte il gas e il petrolio che si pensava disponibile sino ad oggi».

 

Tuttavia Gordon Hughes, professore di Economia all’Università di Edimburgo, ha bollato il rapporto come «pure supposizioni. Esistono migliaia di giacimenti come quello in tutto il mondo: la vera questione, che il report ignora bellamente, è appurare se sia economico o no sfruttarlo. E c’è una ragione se i pozzi che indica N-56 non appaiono fra le nostre riserve stimate: al prezzo corrente, e con le tecnologie oggi disponibili, l’estrazione non conviene affatto». Ma il dibattito su dati e conseguenze per l’ambiente finisce in secondo piano, sommerso dallo scontro politico. Graeme Blackett, consulente di N-56, si è affrettato a rimarcare che «le finanze scozzesi subirebbero una spinta considerevole qualora si avesse accesso a queste nuove riserve di petrolio e gas. Il nostro Paese salirebbe al top della classifica mondiale dei produttori». I conservatori rispondono con una battuta di Murdo Fraser: «È davvero notevole che una organizzazione il cui fondatore siede tra le fila dei secessionisti scopra giacimenti per 300 miliardi di sterline appena prima del referendum».

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