• Articolo Roma, 21 febbraio 2019
  • Gasdotto East-Med Poseidon: lanciata una petizione online

  • Sostenuta da 30 associazioni, la petizione online chiede di sospendere qualsiasi tipo di accordo tra Italia, Grecia, Israele e Cipro per la costruzione del gasdotto East-Med Poseidon che, con i suoi 2.200 km, sarebbe il più lungo del mondo

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Appello al Governo: “Non firmate l’accordo, il progetto gasdotto East-Med Poseidon presenta numerose criticità”

 

(Rinnovabili.it) – “Non firmate l’accordo intergovernativo per la costruzione del nuovo gasdotto East-Med Poseidon”. Recita così il titolo della petizione online lanciata da 30 associazioni che hanno sottoscritto e inviato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e al Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, un appello per bloccare qualsiasi tipo di accordo relativo alla costruzione di quello che sarebbe il gasdotto più lungo del mondo: 2.200 chilometri estesi nel bacino del Mediterraneo. Secondo i firmatari, il blocco di East-Med Poseidon dovrebbe essere inquadrato in una questione più ampia, ovvero quella relativa al ruolo dal gas nelle strategie energetiche di Italia e Unione europea al 2050 e dei suoi effetti climalteranti.

 

La petizione fa seguito alla richiesta di delucidazioni sulla vicenda, avanzata dalle stesse associazioni qualche giorno fa. Stando a quanto riportato da alcune fonti estere e alle dichiarazioni rilasciate da esponenti del governo greco, la ratifica dell’accordo per la costruzione di East-Med Poseidon tra Italia, Cipro, Grecia e Israele dovrebbe avvenire entro il 31 marzo in Grecia, in un luogo non ancora precisato. L’infrastruttura sarà progettata per trasportare fino a 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalle riserve di gas scoperte nel bacino off-shore Levantino (Cipro e Israele) e dalle potenziali riserve della Grecia fino alla reti nazionali greca e, attraverso il gasdotto Poseidon, italiana.

 

Ma per le associazioni firmatarie il progetto presenta non poche criticità. Una prima problematica sono gli effetti climalteranti del gas naturale nei primi anni del suo ciclo di vita, che renderebbero impossibile il contenimento a 1,5 °C del surriscaldamento del pianeta al 2030, come richiesto dall’IPCC. Ci sarebbero, poi, problematiche relative alla fattibilità economica e politica del progetto: prezzo del gas dei giacimenti del Mediterraneo e costi di trasporto non concorrenziali rispetto ai prezzi del mercato europeo e di quello italiano; irrilevanza delle forniture di East Med (15/20 miliardi di metri cubi ogni anno, rispetto ai 360 miliardi di metri cubi di gas importati dall’Unione nel 2017); scarsissimo apporto (2%) del gas offerto da East Med rispetto alla domanda di gas dei Paesi dell’Unione; elevati costi di manutenzione correttiva del tratto del gasdotto tra Cipro e Creta, dovuti a irregolarità dei fondali marini e a sismicità della zona; domanda di gas in Europa in lieve aumento in prospettiva, ma non in misura tale da incoraggiare l’importazione del gas proveniente dal Mediterraneo; insicurezza degli approvvigionamenti.

 

Eppure, secondo quanto sostenuto dalle associazioni, il progetto pare essere in fase avanzata. I costi di realizzazione stimata sono pari a 7 miliardi di dollari; l’UE dovrebbe metterne a disposizione 35 milioni di euro. “Tutto questo si consuma – si legge nel documento congiunto – in silenzio, all’ombra di un assordante e a volte stucchevole dibattito intra-governativo sulle “trivelle nazionali”, mentre oltre i nostri confini, tra rigassificatori LNG, perforazioni, stoccaggi e gasdotti, le cancellerie e le diplomazie di mezzo mondo lavorano a ritmo incessante nella prospettiva fossile della totale gassificazione del Mediterraneo, dell’Italia e dell’Europa. Ebbene, le realtà firmatarie di questo Appello Vi chiedono di non condividere questo processo, manifestando in atti, QUI ED ORA, l’intenzione del Governo italiano di ritirare il suo appoggio alla realizzazione del Progetto East-Med Poseidon”.

 

12 Commenti

  1. Giampaolo Potì
    Posted febbraio 21, 2019 at 3:07 pm

    No Tap. No gas. No fonti fossili.

    • andi
      Posted febbraio 22, 2019 at 2:27 pm

      Mi faccia sapere come lei, i suoi vicini di casa e il suo quartiere scaldano l’acqua, cucinano e si riscaldano durante l’inverno. Mi faccia anche sapere quanto costa ad ognuna di queste famiglie cambiare la caldaia, sostituire i fornelli, installarsi un pannello sul tetto. Infine, mi dica quante di queste famiglie possono permettersi questi costi e in quali tempistiche.

      Saluti

  2. Giampaolo Potì
    Posted febbraio 21, 2019 at 3:08 pm

    No Tap. No gas.

  3. Stefania
    Posted febbraio 21, 2019 at 7:32 pm

    È un progetto dannoso per il territorio.

  4. Valentina
    Posted febbraio 21, 2019 at 10:54 pm

    Basta fossili. No tap

  5. Fernando
    Posted febbraio 21, 2019 at 11:24 pm

    Basta con il gas e le porcherie delle multinazionali

  6. Salvatore Sindaco
    Posted febbraio 22, 2019 at 6:57 am

    No Poseidon, No TAP, No gasdotti.

  7. Erminia Pinto
    Posted febbraio 22, 2019 at 7:22 am

    Ancora Gas?! Stiamo ammazzando il pianete Terra e ancora parliamo di energie fossili?
    Mah

  8. Cristina
    Posted febbraio 22, 2019 at 10:10 am

    È un progetto dannoso per il territorio

  9. Cristina
    Posted febbraio 22, 2019 at 10:11 am

    È un progetto dannoso per il territorio

  10. Silvano
    Posted febbraio 23, 2019 at 8:52 am

    il gas é climalterante

  11. Giuseppe
    Posted marzo 11, 2019 at 9:20 am

    Poseidon porterebbe il gas di Israele e Cipro (inclusa la enorme e recente nuova scoperta), dunque paesi geopoliticamente amici e stabili, in Italia e magari in Europa, passando dalla Grecia. Putin, che è contrario a Poseidon, ringrazia l’Italia. Mentre la Germania va avanti con North Stream (cioè l’asservimento al gas di Putin), pur nella contrarietà di Macron, noi potremmo avere una grande occasione: potremmo addirittura parlare dell’epoca del reverse flow, inaugurata da Snam negli ultimi anni per piccoli quantitativi: il gas che attraversa l’Arco Alpino da sud a nord, invece che viceversa. Diventeremmo strategici come hub del gas, magari incluso lo shale americano. La transizione energetica, verde, ecologica, passa per l’elettrificazione (delle auto, del riscaldamento, di alcuni processi industriali). Per farlo, serve il gas, accanto alle energie rinnovabili: economico, efficiente e pulito.

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