• Articolo Minneapolis, 23 gennaio 2017
  • La geotermia incontra il CCS nei piani futuristici di TerraCOH

  • La tecnologia “CO2 Plume Geothermal” permette di sfruttare l’anidride carbonica industriale come fluido geotermico

La geotermia incontra il CCS nei piani futuristici di TerraCOH

 

(Rinnovabili.it) – Unire i sistemi di cattura e sequestro dell’anidride carbonica industriale (CCS) alle applicazioni della geotermia ad alta entalpia. Questo l’obiettivo di TerraCOH, società statunitense che ha messo a punto una nuova tecnologia per sfruttare la CO2 supercritica. L’attributo si riferisce ad una particolare fase dei fluidi in cui la pressione e la temperatura a cui sono sottoposti, sono così alte da conferire proprietà in parte analoghe a quelle di un liquido (come nel caso della densità) ed in parte simili a quelle di un gas (ad esempio la viscosità).

 

TerraCOH nasce in seno all’Università del Minnesota. È qui infatti che i suoi fondatori, Jimmy Randolph e John Griffin, hanno messo a punto la “CO2 Plume Geothermal”, di cui l’ateneo detiene oggi il brevetto. L’idea è quella di impiegare l’anidride carbonica nel suo stato supercritico come fluido di lavoro in un sistema geotermico, iniettandola a una profondità di circa 1.600 a 4.800 metri. Una volta riscaldata, la CO2 sarebbe nuovamente tirata fuori per alimentare una turbina e produrre così elettricità.

 

La società sta raccogliendo i fondi necessari alla realizzazione di primi impianti commerciali: ha bisogno di mettere insieme circa due milioni di dollari per realizzare due centrali elettriche di piccole dimensioni (100-200 kW di capacità). Per tagliare le spese iniziali dei primi progetti, TerraCOH punterà a ex giacimenti di idrocarburi, in maniera tale da sfruttare i lavori di perforazione già eseguiti. L’azienda sta progettando una piccola centrale elettrica in un pozzo di petrolio nel nord-ovest del Nord Dakota grazie ai 5 milioni in sovvenzioni ricevuti dal National Science Foundation e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. L’obiettivo a lungo termine è quello di posizionarsi accanto a grandi produttori di CO2, per poi pompare le emissioni di carbonio nel terreno utilizzando la sua tecnologia CO2 Plume Geothermal. I primi impianti, ammette la società, avranno potenze intorno ai 15 megawatt, ma col tempo si potrebbe arrivare fino a 300 megawatt. Un altro obiettivo è quello di utilizzare il sistema geotermico come una “batteria” per l’energia solare ed eolica.

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