• Articolo Berlino, 31 ottobre 2014
  • Dopo l'annuncio della Danimarca

    La Germania potrebbe dare un taglio al carbone per proteggere il clima

  • Baake: “Stiamo esaminando se possa essere ragionevole portare una parte della capacità degli impianti a carbone fuori dal mercato e metterlo in riserva”.

Impianto a carbone di Datteln, Germania

Impianto a carbone di Datteln, Germania

(Rinnovabili.it) – Berlino starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di chiudere parte della sua capacità termoelettrica legata al carbone all’interno della nuova politica per raggiungere gli obiettivi climatici nazionali. E’ quanto ha fatto sapere lo scorso mercoledì Rainer Baake, Segretario di Stato presso il Ministero dell’economia, riallacciandosi a quanto già in precedenza era stato sottolineato dal dicastero ambientale: allo stato attuale la Germania potrebbe non raggiungere il taglio del 40% delle emissioni entro il 2020, mancando il bersaglio di 5-8 punti percentuale. “Il nostro compito è di colmare questa lacuna e sono convinto che ce la faremo. Siamo determinati a farlo”, ha esplicitato Baake ai giornalisti, lo stesso giorno in cui la Danimarca aveva fatto sapere del nuovo obiettivo coal-free.

 

Il governo Merkel ha scommesso tutto sull’”Energiewende“, il programma di transizione verso fonti rinnovabili di energia che dovrebbe portare la nazione a produrre elettricità in maniera ecologica e sostenibile al 40-45% entro il 2025 e al 55-60% entro il 2035. Nonostante i buoni propositi e il vero e proprio boom di energia verde registrato negli anni, attualmente le rinnovabili tedesche rappresentano ancora solo il 25% della produzione totale di energia, lasciando le centrali a carbone a farla da padrone con una fetta del mix pari al 45%; ma, confida Baake alla stampa “stiamo esaminando se possa essere ragionevole portare una parte della capacità degli impianti a carbone fuori dal mercato e metterlo in riserva”.

 

All’inizio di questo mese, Der Spiegel ha riferito l’intenzione del governo a eliminare 10 GW di produzione di termoelettrica a carbone, pari a circa due dozzine di piccole centrali, ma il Segretario di Stato ha tenuto a ricordare: “Non sono state prese ancora decisioni … la discussione è aperta”. L’attesa è ora tutta sulla data del 3 dicembre, giorno in cui il gabinetto tedesco dovrà decidere su un nuovo programma energetico nazionale, in cui potrebbero rientrare o meno tali tagli.

2 Commenti

  1. Rinaldo Sorgenti
    Posted novembre 1, 2014 at 12:20 pm

    Caspita, davvero una grande notizia. Ora le politiche energetiche si basano sul fanatismo pseudo-ambientalista danese!
    Stiamo davvero a vedere che cosa materialmente farà la Germania, che di proclami ne ha sempre fatti tanti, salvo poi piegare le politiche ai loro interessi nazionali.
    Giusto ipotizzare che si possano chiudere vecchi impianti, in esercizio da oltre 40 anni, ma per sostituirli con nuovi con le più avanzate tecnologie, il che consente di:

    – ridurre sensibilmente il consumo del combustibile (-25-30%);
    – parallelamente ridurre tutte le emissioni;
    – fornire l’elettricità che serve al Paese.

    Il tutto a costi ragionevoli e davvero sostenibili, per difendere il benessere dei cittadini e proseguire con lo sviluppo.

    Forse è arrivato il momento di: aprire gli occhi e smetterla con la demagogia catastrofista che produce SOLO danni enormi alle capacità dell’Europa di competere e difendere il benessere dei propri cittadini nel contesto globale.

  2. Speziapolis
    Posted novembre 3, 2014 at 8:20 am

    Dott. Sorgenti,
    Rilevo con stupore l’assenza nel suo commento di riferimenti a specifiche nuove tecnologie di riduzione delle emissioni. Ccs archiviato? O non più spendibile? speziapolis.blogspot.it/2014/10/il-ccs-non-mantiene-le-promesse-anche.html

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