• Articolo Canberra, 16 marzo 2017
  • Australia: Turnbull svela il piano per incrementare l’idroelettrico

  • Il governo aumenterà la produzione di Snowy Mountains del 50% per aggiungere 2 GW di energia rinnovabile al mercato elettrico nazionale. Ma costi e reali benefici sono poco chiari

Australia: Turnbull svela il piano per incrementare l’idroelettrico

 

(Rinnovabili.it) – Più potenza al sistema di Snowy Mountains Hydro, il mega complesso idroelettrico sud-est dell’Australia. Il primo ministro Malcolm Turnbull risponde virtualmente così alla proposta del governo del South Australia di istallare delle mega batterie per le rinnovabili.

 

Al centro della questione ci sono i ripetuti blackout che stanno minando la sicurezza energetica della nazione. Al rinnovato impulso verso le centrali termoelettriche a carbone di ultima generazione, Canberra aggiunge oggi un nuovo piano per aumentare l’accumulo dei sistemi a pompaggio.

Il complesso di Snowy Mountains Hydro è costituito all’attivo da sedici grandi dighe, sette centrali elettriche, due stazioni di pompaggio e ben 225 km di gallerie, condutture e acquedotti. L’intenzione del governo Turnbull è quella di aumentarne la produzione del 50%. Un’espansione, etichettata subito come Snowy Mountains Scheme 2.0, dovrebbe aggiungere 2 GW di energia rinnovabile al mercato elettrico nazionale. Una potenza sufficiente ad alimentare 500.000 abitazioni. Ma soprattutto, come sottolineato dal premier in persona, in grado di produrre in un’ora fino a venti volte i 100 MWh attesi dalla batteria proposta dall’amministrazione del South Australia.

 

Australia: Turnbull svela il piano per incrementare l’idroelettricoIl piano non prevede la realizzazione di nuove dighe, bensì di realizzare nuovi collegamenti tra i serbatoi esistenti, “riciclando” l’acqua. “L’espansione, senza precedenti, contribuirà a rendere le energie rinnovabili affidabili – ha commentato Turnbull – riempiendo i gap causati dalle interruzioni di alimentazione e dalle fonti intermittenti”.

 

Ottimo progetto sulla carta ma il direttore del programma energetico del Grattan Institute, Tony Wood ci tiene a mettere in guardia: non può rappresentare la soluzione universale all’attuale carenza energetica nazionale. Troppo poco si sa in merito alla fattibilità tecnica ed economica e quindi agli investimenti necessari. Il ministro dell’Energia Josh Frydenberg ha spiegato che il costo dell’operazione richiederebbe “miliardi di dollari”, ma ad oggi è difficile quantificare con precisione. Non è chiaro neppure in che modo possa contribuire alla stabilità energetica, anche in previsione di future riduzioni di capacità del complesso a causa della siccità. Wood non ha dubbi: “Non si tratta di una sorta di panacea magica”.

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