• Articolo Seoul, 22 gennaio 2019
  • Elettricità e idrogeno dalla CO2, la svolta della batteria liquida

  • Sviluppato un sistema elettrochimico in grado produrre corrente e idrogeno eliminando l’anidride carbonica dall’atmosfera

co2

 

L’UNIST svela il sistema ibrido Na-CO2, la nuova “batteria mangia emissioni”

(Rinnovabili.it) – S’ispira al ruolo dell’oceano nel ciclo della CO2, il nuovo sistema di cattura e utilizzo delle emissioni realizzato all’Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia di Ulsan (UNIST). Gli scienziati coreani in collaborazione con i colleghi del Georgia Tech, negli USA, hanno realizzato un dispositivo elettrochimico in grado di sfruttare l’anidride carbonica per produrre elettricità e idrogeno. Come spiegano in un articolo pubblicato su iScience, la tecnologia si basa sul funzionamento di una cella ibrida Na-CO2, una sorta di grande batteria liquida dal design studiato ad hoc: l’anodo, in sodio metallico, è posto in un elettrolita organico, mentre il catodo è contenuto in una soluzione acquosa all’intero della quale è iniettata la CO2; i due liquidi sono separati da una membrana di conduttore superionico  in sodio (NASICON).

 

Il funzionamento, almeno sulla carta, è semplice. Quando il biossido di carbonio viene iniettato nell’elettrolita acquoso, reagisce con il catodo producendo ioni idrogeno e acido carbonico. Attraverso una reazione elettrochimica questi sottoprodotti sono impiegati per generare elettricità e creare gas idrogeno. A differenza di altri design, la nuova cella ibrida non rilascia alcuna CO2 come gas durante il normale funzionamento; al contrario metà del carbonio è recuperato dall’elettrolita come bicarbonato di sodio.

 

>>Leggi anche Microcapsule di bicarbonato, il segreto per un CCS economico<<

 

Nei test, il team ha riportato un’efficienza di conversione dell’anidride carbonica del 50% e il sistema si è dimostrato sufficientemente stabile da funzionare per oltre 1.000 ore senza alcun danno agli elettrodi.

“Le tecnologie di cattura, stoccaggio e utilizzo del carbonio sono state ampiamente studiate per riuscire a utilizzare la CO2, un gas a effetto serra, come una risorsa”, spiegano gli scienziati. “Finora, tuttavia, non sono state proposte tecnologie efficaci a causa del basso tasso di conversione e di requisiti energetici elevati. La cella ibrida Na-CO2 può produrre continuamente energia elettrica e idrogeno attraverso […] la dissoluzione spontanea di CO2 in soluzione acquosa”.

 

La nuova “batteria” è ben lontana dall’essere l’unico promettente sistema di CCUS in circolazione, ma resta da vedere se questa e altre tecnologie simili potranno mai divenire funzionali su una scala abbastanza grande. L’impianto di cattura diretta dall’aria di Climeworks è uno dei più promettenti al momento, ad esempio, ma quando rimuove solo 150 tonnellate di CO2 all’anno a fronte di un’emissione di 40 miliardi di tonnellate rilasciate nell’atmosfera nello stesso periodo.

4 Commenti

  1. Andrea
    Posted gennaio 23, 2019 at 11:09 am

    Bisogna vedere poi che cosa si fa con tutto il bicarbonato di sodio che si tira via dal sistema. Tutti gli impieghi del bicarbonato liberano CO2. A meno che nel progetto non abbiano quello di fare delle grandi discariche di bicarbonato, stando attenti che non ci piova sopra, se no fa le bollicine (di CO2)…

    • Giovanni ? Pilloni
      Posted febbraio 4, 2019 at 10:44 pm

      Il processo sembra essere solo sperimentale.Se il sodio si trasforma in carbonato di sodio, a saturazione provoca l’esaurimento dell’elettrodo che dovrà essere rigenerato o sostituito. in ogni caso la quantità di C02 resta invariata. Se però si riuscirà a produrre energia elettrica a livello industriale potrebbe in linea teorica ridurre l’impiego di combustibili fossili.

  2. Franco Licata
    Posted febbraio 5, 2019 at 1:11 pm

    L’articolo è molto interessante, mi dispiace che non essendo un “chimico” non sono in grado di fare delle osservazioni di dettaglio.
    Ma credo, macroscopicamente, che la soluzione della produzione di energia ecosostenibile e rinnovabile ed il loro accumulo debba essere vista in ottica di “sistema globale integrato”, in cui le varie componenti: solare, eolico, biologico, moto ondoso,etc. siano collegate integrandosi e completandosi.
    Immagino una centrale di energia in cui tutti gli elementi di produzione ed accumulo coesistano, in modo che lo “scarto” di una fase possa rappresentare materia prima di un’altra; come avviene in natura…Mi rendo perfettamente conto che non è facile, ma anche andare sulla luna non lo era.
    Occorre abitare di più il “mondo delle idee”.
    Auguri di buon lavoro a tutti gli scienziati ed inventori.
    Franco Licata

  3. Pietro Munari
    Posted febbraio 6, 2019 at 7:32 pm

    MI sembra una follia, se ho capito bene: la pila funziona a Sodio (metallico, puro, elettrodo di sinistra), che si ottiene per via elettrolitica: cioè si usa elettricità per produrre sodio, con il quale produrre idrogeno, e come sottoprodotto il bicarbonato: ma non è più semplice produrre idrogeno dalla corrente elettrica?

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