• Articolo Rotterdam, 16 aprile 2019
  • Se l’idrogeno fa gola ai colossi del petrolio

  • BP annuncia la creazione, a Rotterdam, del più grande impianto europeo di produzione del vettore. Ma non è la sola delle Big Oil a investire nell’idrogeno

Se l'idrogeno fa gola ai colossi del petrolio

 

Il gigante petrolifero britannico segue i passi già compiuti da Shell per ritagliarsi una fetta nel crescente mercato dell’idrogeno

(Rinnovabili.it) – Cresce l’interesse per l’idrogeno verde in Europa e i colossi del petrolio e del gas sono pronti ad accaparrasi una poltrona prima fila. Tra la necessità di diversificare gli investimenti e quella di tranquillizzare gli azionisti, le compagnie fossili hanno iniziato a inserire nelle proprie strategie di sviluppo quote sempre maggiori di tecnologie elettriche. Dalle e-car ai parchi eolici offshore, le incursioni delle big oil nel comparto si fanno notare velocemente e, su questa stessa linea, si inseriscono anche i primi investimenti nell’idrogeno. Individuato come una delle soluzioni integrare quote crescenti di rinnovabili in rete, questo gas ha già catturato in passato le attenzioni di Shell, al punto che la compagnia anglo-olandese lo promuove come il ‘vettore energetico perfetto’ per il settore trasporti. Oggi sembra convincere anche il colosso britannico BP che ha annunciato, proprio in questi giorni, la realizzazione del più grande impianto di H2 da fonti rinnovabili in Europa.

 

In realtà la passione per l’idrogeno non sorprende più di tanto. Attualmente il 95 per cento del vettore generato al mondo è prodotto nel mondo viene prodotto dal reforming del gas naturale. Si tratta, come è facile intuire, di un comparto in cui le compagnie fossile spadroneggiano da tempo. Tuttavia con l’abbassarsi dei costi dell’elettricità eolica e solare e la crescente diffusione di impianti verdi, l’ipotesi di impiegare l’elettrolisi dell’acqua al posto dello steam reforming inizia ad avere un senso economico. E per il settore degli idrocarburi, aprire le porte al cosiddetto idrogeno verde significa avere già a disposizione le principali infrastrutture.

 

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Questo è esattamente il caso di BP. Il progetto è condotto in collaborazione con Nouryon (precedentemente noto come AkzoNobel Specialty Chemicals) e il Porto di Rotterdam: i partner stanno attualmente studiando la fattibilità di un impianto di elettrolisi dell’acqua da 250 MW in grado di produrre fino a 45.000 tonnellate di gas all’anno. A regime sarebbe il più grande d’Europa e permetterebbe alla BP di sostituire quello che oggi produce dagli idrocarburi nella sua vicina raffineria. La decisione finale di investimento sul progetto è prevista per il 2022, ma l’iniziativa può contare su un precedente. Sempre la Nouryon in partnership con Tata Steel e il porto di Amsterdam sta realizzando nella capitale olandesei un impianto di elettrolisi da 100 MW in grado di produrre 15.000 tonnellate di idrogeno l’anno.

 

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Un Commento

  1. marco
    Posted aprile 16, 2019 at 3:32 pm

    Il vantaggio apparente dell’idrogeno è che può alimentare un “normale” motore a scoppio e può essere distribuito dalla stessa rete (circa) delle stazioni di servizio (in realtà più simili a quelle di metano). E i gas di scarico sono vapore acqueo. Il cambiamento appare semplice e vantaggioso. INVECE NO.
    Un’auto semplicemente elettrica ha un rendimento vicino al 90%, e per di più recupera l’energia di frenata ricaricando la batteria. Invece restare attaccati ai motori a combustione ci tiene fermi circa al 30%.Il resto è calore sprecato. E qual’è il rendimento di produzione dell’idrogeno? altro spreco.

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