• Articolo Roma, 18 dicembre 2017
  • Debutta il 1° generatore e distributore di idrogeno di Roma

  • La capitale apre le porte alla mobilità a idrogeno grazie al progetto 3Emotion. In fase di realizzazione la prima stazione di produzione e rifornimento

generatore e distributore di idrogeno

(Foto Enea)

 

Conto alla rovescia per la prima stazione a idrogeno di Roma

(Rinnovabili.it) – Dopo la provincia di Bolzano anche la Capitale si dota di un generatore e distributore di idrogeno. Al pari di altre grandi città europee, Roma compie i primi passi nella mobilità a fuel cell e lo fa grazie al progetto 3Emotion di cui Rinnovabili.it ha parlato solo qualche mese fa (leggi anche A Roma partono i primi esperimenti di mobilità a idrogeno).

L’iniziativa è su scala europea: 3Emotion ha individuato infatto sei metropoli del Vecchio Continente dove mettere a punto e testare, da qui al 2022, un nuovo modello di trasporto pubblico bastato sull’idrogeno. Finanziato all’interno della FCH-JU 2008-2014, il progetto coinvolge ben 19 partner, di cui 4 italiani: la Regione Lazio, il Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile – CIRPS, l’ENEA e l’Atac.

 

La mobilità a idrogeno secondo il progetto 3Emotion

Di cosa si tratta? Lo spiega lo stesso consorzio che sta conducendo la ricerca “È ormai ampiamente riconosciuto che il futuro degli autobus pubblici dovrà essere a emissioni zero. I bus elettrici a celle a combustibile sono una delle tecnologie che soddisfano questo requisito […] Il progetto colmerà il divario tra gli attuali concept dimostrativi e la diffusione su larga scala”. L’iniziativa distribuirà 29 mezzi a idrogeno alle città di Aalborg (Danimarca), Londra (Regno Unito), Pau e Versailles (Francia), Rotterdam (Paesi Bassi) e, ovviamente Roma.

 

In questo contesto l’amministrazione laziale ha stanziato 2 milioni di euro per i 5 mezzi a fuel cell e per la realizzazione del primo generatore e distributore di idrogeno. L’impianto sorgerà all’incrocio tra il Grande Raccordo Anulare e l’autostrada Roma-Fiumicino, presso la stazione di rifornimento Magliana Nord dell’Eni. L’idrogeno sarà prodotto da acqua demineralizzata in loco, grazie ad un elettrolizzatore ospitato in un container ed alimentato in  parte direttamente dalla rete elettrica e in parte attraverso l’energia fotovoltaica (è in programma la realizzazione di una centrale solare nelle vicinanze). Tuttavia i piani contemplano anche la possibilità di acquistare il vettore anche da fornitori di gas tecnici.

 

>>Leggi anche Il primo treno a idrogeno al mondo viaggia in Germania<<

 

Ogni partner ha ovviamente il suo ruolo: “L’ENEA si occuperà dei sistemi di produzione idrogeno, tecnologie consolidate che però dovranno essere opportunamente selezionate e integrate tra di loro per assicurare la quantità e la qualità dell’idrogeno richiesto per la circolazione degli autobus, all’incirca 400 kg a settimana”, spiega Giulia Monteleone, responsabile “Laboratorio Sviluppo Processi Chimici e Termofluidodinamici per l’Energia” presso l’Enea.

Un ulteriore sistema di produzione i fase di studio è rappresentato da un gassificatore da 100-200 kWth che genera idrogeno convertendo la biomassa legnosa. In questo contesto, è il CIRPS si sta occupando dell’integrazione e operatività tecnica dell’impianto, controllando il livello di purezza dell’idrogeno ottenuto. All’Atac, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico romano,  il compito di acquistare i mezzi e individuare i percorsi.

In Europa il costo dell’idrogeno è di 9,50euro il kg ma l’obiettivo è di portarlo a 5euro/kg entro il 2025. “Per raggiungere questo risultato – aggiunge Monteleone –  serve un’infrastruttura per la mobilità sostenibile diffusa a livello europeo e nazionale, come quella a idrogeno su cui l’Italia ha varato un piano strategico al 2050, che è stato accettato e incluso nel decreto legislativo 257/2016 per la realizzazione di una rete di distribuzione di combustibili alternativi”.

4 Commenti

  1. cosimo
    Posted dicembre 18, 2017 at 5:25 pm

    se si era intelligenti e non faziosi si faceva un accordo con Cerroni per ricoprire con fotovoltaico INTERA MALAGROTTA (circa 250 ettari) in questo modo avevi una miniera di energia pulita per idrogeno (ci facevi soldi per la copertura per bene della ex discarica stessa ed avevi tutto l’idrogeno che serviva a una metropoli come Roma senno’ si parla di cose llipuziane..

  2. gino
    Posted dicembre 19, 2017 at 10:05 am

    E’ assurdo trasformare acqua in idrogeno usando elettricità.
    Avrebbe senso se ricavato da biomasse ligno-cellulose.

    • Kamil
      Posted marzo 3, 2018 at 10:44 pm

      Ricavarlo da biomasse ligno-cellulose è dispendioso al livello energetico, utilizzare energia elettrica, prodotta dai panelli solari è un modo adeguato, è energia rinnovabile, in più si parla di conversione e non di trasformazione quando si usa l’elettricità per produrre idrogeno, conversione significa passare da una forma di energia ad’un altra in questo caso passi da energia elettrica e ottieni energia chimica, cioè idrogeno. La trasformazione è un altra cosa, la forma di energia rimane la stessa ma con caratteristiche diverse.Per esempio nei trasformatori che permettono di trasformare l’energia elettrica variandone la tensione e l’intensità di corrente.

      Parola dell’Ingegnere Energetico

  3. silvio bonetti
    Posted agosto 3, 2018 at 10:54 am

    forse noi italiani possiamo recuperare il tempo perso sinora, non è un gran problema tecnico installare un centinaio di distributori di idrogeno in pochi anni sul territorio nazionale – il nostro problema numero uno è fare rapidamente qualcosa per migliorare la qualità dell’ aria mefitica delle nostre città.
    per ottenere la massima efficacia occorre gradualmente passare ad idrogeno autobus e autocarri.
    per quanto riguarda le vetture passeggeri, ben venga la soluzione intermedia tutto elettriche o ibride: ma attenzione, anche qui la soluzione tecnica razionale è di passare gradualmente il nostro parco macchine all’ idrogeno.
    l’ elettrico può restare utilmente per diversi anni per taxi e vetture in servizio pubblico in genere.
    non dimentichiamo tuttavia che il grande problema dell’ elettrico è lo smaltimento delle batterie, può diventare un problema più grosso di quello che si vorrebbe risolvere.
    silvio bonetti

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