• Articolo Parigi, 30 ottobre 2019
  • IEA: entro il 2040 il Sud-Est asiatico sarà importatore netto di combustibili fossili

  • Le previsioni diffuse dall’Agenzia Internazionale per l’Energia stimano che la dipendenza complessiva dalle importazioni di petrolio nel Sud-Est asiatico supererà l’80% nel 2040.

Sud-Est asiatico

Foto di Nikolay_65 da Pixabay

 

La crescita nella domanda di elettricità del Sud-Est asiatico avrà gravi conseguenze sulle importazioni di idrocarburi. Gas naturale e rinnovabili non basteranno

(Rinnovabili.it) – Il Sud-Est asiatico è destinato a diventare nei prossimi anni importatore netto di combustibili fossili, aumentando in tal modo l’onere finanziario per i governi e le emissioni inquinanti dell’intera regione. Secondo la previsione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), ciò accadrà nonostante le aspettative di crescita più lenta e lo spostamento delle economie locali verso produzione e servizi più efficienti e a minor consumo energetico. 

 

La crescente dipendenza dalle importazioni solleva preoccupazioni anche per quanto riguarda la sicurezza energetica: ad esempio, spiega l’IEA, si prevede che la dipendenza complessiva della regione dalle importazioni di petrolio supererà l’80% nel 2040, rispetto al 65% di oggi. Senza alcun cambiamento nella politica, la domanda di energia del Sud-Est asiatico dovrebbe crescere del 60% entro il 2040, rappresentando il 12% dell’aumento del consumo globale di energia. Con una media del 6% all’anno, la crescita del Sud-Est asiatico nella domanda di elettricità è stata finora tra le più veloci al mondo, ma 45 milioni di persone ancora non hanno accesso all’elettricità. La regione – avverte l’IEA – è sulla buona strada per raggiungere l’accesso universale entro il 2030. 

 

 

>>Leggi anche: “Sudest asiatico, cala il numero delle centrali a carbone”<<

 

A causa anche della crescente mobilità su ruote, la domanda di petrolio nel Sud-Est asiatico – per il momento stabile a circa 6,5 milioni di barili al giorno – è destinata a superare i 9 milioni. Ugualmente aumenterà la domanda di carbone, in gran parte alimentata dalle nuove centrali elettriche che, nonostante la tendenza contraria e la progressiva difficoltà ad ottenere investimenti per la loro costruzione, stando alle proiezioni diffuse vedrà nelle regione una crescita progressiva. Poco farà in tal senso il gas naturale poiché, come spiegato dall’AIE, a rappresentare la principale fonte di crescita della domanda di gas saranno da qui al 2040 non le centrali elettriche ma i consumatori. Un ruolo importante l’avrà comunque anche l’energia rinnovabile anche se, senza un quadro politico più forte e definito, la relativa quota nella produzione di energia aumenterebbe solo al 30% entro il 2040, rispetto all’attuale 24%. Nel dettaglio, l’IEA prevede che l’energia eolica e solare cresceranno rapidamente, mentre l’energia idroelettrica e la bioenergia moderna – compresi i biocarburanti, la biomassa, il biogas e la bioenergia derivate ​​da altri prodotti di scarto – rimarranno i pilastri del portafoglio di energie rinnovabili della regione. 

 

>>Leggi anche: “Meno centrali elettriche a carbone nel mondo, ma i Paesi asiatici restano “affamati” di energia”<<

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