• Articolo Madrid, 28 maggio 2019
  • Importazioni energetiche, la Spagna suggerisce all’UE una carbon tax

  • Madrid scrive alla Commissione europea per suggerire nuove tasse dogali sull’energia “sporca” in entrata nella comunità europea

Importazioni energetiche

 

 

 

Importazioni energetiche e carbon border tax adjustment, si riaccende il dibattito

(Rinnovabili.it) – Perché non valutare la possibile applicazione di una carbon tax sulle importazioni energetiche comunitarie? Questa la proposta avanzata dal governo spagnolo all’indirizzo della Commissione europea. In attesa di conoscere la nuova formazione dell’esecutivo UE, Madrid cerca di mantenere alta l’attenzione sull’azione climatica. Il ministro dell’Energia Teresa Ribera e il ministro al Bilancio Maria Jesus Montero hanno scritto una lettera a Bruxelles suggerendo alle controparti della Commissione di approfittare dei negoziati sul budget UE per aprire un “dibattito adeguato” sulle carbon tax di frontiera. “I dazi doganali sono tradizionali risorse di bilancio”, spiegano i ministri nella missiva sottolineando come una simile misura “si adatterebbe perfettamente nell’approccio tradizionale dell’UE in questo campo”, aiutando l’Europa a rafforzare la sua politica industriale e garantire parità di condizioni nei mercati globali.

 

Non è la prima volta che nel Vecchio Continente si discute del concetto di carbon border tax adjustment. Il tema era già stato trattato da Transport & Environment (T&E) e Trade Justice Movement, in riferimento al commercio globale. L’idea, in generale, è di applicare un’imposta a beni e servizi che provengono da Stati e Nazioni la cui industria non è vincolata ad alcun mercato del carbonio. In altre parole da Paesi che non hanno adottato meccanismi economici per limitare le emissioni di gas serra. Secondo le due organizzazioni la CBTA si dovrebbe basare sul prezzo del carbonio fissato dai mercati esistenti: in questo modo si metterebbe sullo stesso piano produttori e importatori.

 

La proposta spagnola, in realtà, riguarda solo alle importazioni energetiche ma specifica anche che se “l’Europa finisse per importare beni prodotti con standard climatici più bassi, le emissioni evitate sarebbero controbilanciate, o addirittura superate, da quelle generate nei paesi in cui le merci sono fabbricate”. I ministri non hanno menzionato alcun paese nella missiva, ma secondo il quotidiano El Pais il riferimento implicito è alle importazioni di energia elettrica a bassi prezzi dal Marocco.

La Spagna, fino a poco tempo esportatore “ rinnovabile” per il vicino nord Africa, dalla fine del 2018 è diventata un importatore netto di elettricità prodotta da centrali termiche marocchine, stando a quanto riferito da diversi media spagnoli all’inizio di quest’anno. la mossa si inquadrerebbe dunque anche come un tentativo di proteggere l’industria elettrica nazionale.

 

>>leggi anche Šefčovič: L’Unione energetica europea è diventata realtà<<

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