• Articolo Roma, 4 ottobre 2018
  • Energia: peggiora ancora l’indice ISPRED dell’Italia

  • Si appiattisce la decarbonizzazione, mentre crescono prezzi e insicurezza energetica. ENEA: “Si rischiano impatti negativi sull’economia”

Energia indice ISPRED

 

Calano tutte e tre le componenti dell’Indice ISPRED

(Rinnovabili.it) – Passi indietro per il sistema energetico nazionale. L’indice ISPRED, lo strumento che misura la transizione energetica dell’Italia, fa oggi suonare diversi campanelli d’allarme: nel secondo trimestre 2018 ha subito un nuovo e sensibile peggioramento. Elaborato dall’Enea, l’Indice ISPRED riporta i progressi compiuti su tre direzioni: prezzi dell’energia, sicurezza energetica e decarbonizzazione. Il suo valore può variare da minimo pari a zero (elevata criticità) a un massimo pari a 1 (elevato soddisfacimento del trilemma) e, da quanto emerge dall’analisi trimestrale Enea, oggi si colloca poco al di sopra dello 0,5. Il motivo? Un deterioramento di tutte e tre le sue componenti.

A cominciare dalla decarbonizzazione: la riduzione delle emissioni sta rallentando rispetto ai trend previsti sul lungo periodo. Una delle cause è da cercare nella quota di fonti rinnovabili sui consumi finali che, per il quarto anno consecutivo, si attesta sui valori raggiunti nel 2015 soprattutto per i modesti incrementi di potenza fotovoltaica ed eolica.

 

Scende anche la sicurezza energetica. Nel sistema gas il 2018 è stato caratterizzato da una riduzione della diversificazione delle importazioni, con la Russia che è tornata a rappresentare quasi il 50% del totale (andando anche oltre il 50% nel III trimestre dell’anno). Nel sistema petrolifero, si legge nell’analisi Enea, il peggioramento più marcato riguarda i margini della raffinazione (i margini unitari che un raffinatore ottiene quando compra un barile di petrolio greggio, lo raffina e vende i prodotti ottenuti) che sono penalizzati dalla risalita del prezzo del petrolio e dal confronto con le altre aree geografiche, Nord America e Medio Oriente in particolare.

 

In negativo anche la componente dei prezzi per gli aumenti al dettaglio conseguenti ai rincari sui mercati internazionali. Nel II trimestre 2018, inoltre, il prezzo del gasolio in Italia è risultato ancora una volta il più elevato dell’Unione europea, anche al netto delle imposte.

Nonostante questi forti incrementi, nei primi sei mesi del 2018 i consumi di energia sono cresciuti di oltre il 3% sulla spinta della produzione industriale e del PIL; tuttavia, nella seconda metà dell’anno, il progressivo trasferimento dei rialzi dei prezzi all’ingrosso su quelli finali rischia di frenare i consumi e di ripercuotersi negativamente su un’economia che già presenta segni di rallentamento. Tutto ciò in un contesto che non lascia prevedere, almeno a breve, riduzioni dei prezzi delle commodity energetiche”, sottolinea Francesco Gracceva, l’esperto ENEA che ha coordinato l’Analisi. “Un altro elemento di preoccupazione che emerge dall’Analisi è che, dalla fine della recessione, l’andamento dei consumi di energia procede nuovamente in parallelo con quello dell’economia, mentre un elemento chiave della transizione verso un’economia low carbon sta in un sostanziale disaccoppiamento fra energia ed economia”.

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