• Articolo Washington, 7 dicembre 2018
  • Trump rimuove gli ultimi paletti ambientali all’industria fossile

  • La Casa Bianca è pronta a smantellare altre due norme dell’era Obama per facilitare le trivellazioni petrolifere e la costruzione di nuove centrali a carbone

industria fossile

 

Se il programma energetico USA è in mano agli ex lobbisti dell’industria fossile

(Rinnovabili.it) – Mentre in Polonia i negoziatori di oltre 190 Paesi sono impegnati a far avanzare i colloqui sul clima della COP 24, negli USA l’industria fossile conquista un altro punto a suo favore. La Casa Bianca torna, infatti, a metter mano sulle norme ambientali licenziate sotto l’ex presidente Barack Obama, per facilitare il comparto nazionale del petrolio e quello del carbone. Una delle proposte attualmente al vaglio del Dipartimento degli Interni prevede di rimuovere dall’elenco di specie minacciate il Tetraone di prateria minore; si tratta di un uccello americano che negli ultimi anni ha perso oltre l’80% del suo habitat tradizionale principalmente a causa di attività umane come le trivellazioni e la costruzione di elettrodotti e turbine eoliche. Il suo ambiente naturale sono le grandi praterie, ma la realizzazione in questi luoghi di alte infrastrutture favorisce i loro predatori: nel 2013 la popolazione di questi uccelli ha perso oltre 18mila esemplari nel Texas, Oklahoma, Kansas, Colorado e Nuovo Messico. Da qui la decisione dell’amministrazione Obama di tutelare l’animale imponendo dei precisi vincoli costruttivi negli stati sopracitati. Vincoli che l’attuale Governo è pronto a far saltare aprendo centinaia di migliaia di ettari di habitat del tetraone alle perforazioni petrolifere.

 

Tetraone di prateria minore

Tetraone di prateria minore

 

>>Leggi anche L’amministrazione Trump agita la scure su rinnovabili e auto elettriche<<

 

In parallelo, l’EPA (l’Agenzia statunitense per la protezione ambientale) sta lavorando sull’innalzamento dei limiti emissivi delle nuove centrali a carbone.  La proposta, se approvata, permetterebbe agli impianti termoelettrici di emettere fino 862 kg di biossido di carbonio per ogni megawattora di elettricità prodotta. Spiega Andrew Wheeler, ex lobbista del carbone e oggi a capo dell’EPA: “Stiamo revocando oneri ingiusti ai fornitori di energia americani e livellando il campo di gioco in modo che le nuove tecnologie energetiche possano far parte del futuro dell’America”.

 

Le misure hanno scatenato la pronta reazione degli ambientalisti statunitensi che ora minacciano una serie di azioni legali se le proposte dovessero andare in porto. “Trump e i suoi vice stanno portando avanti la lista dei desideri dell’industria fossile – commenta Mary Anne Hitt, direttrice senior della campagna Beyond Coal del Sierra Club – anche se sono contro la domanda pubblica e di mercato per l’energia pulita”.

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