• Articolo Roma, 16 febbraio 2012
  • Più occupazione con un bilancio UE più verde

    Investire nel futuro

  • Per creare nell’Unione Europea 52mila posti di lavoro nel settore della green economy basta investire 1 miliardo di euro. Parola del WWF

(Rinnovabili.it) – Investire nella green economy significa investire nel futuro. Quante volte questo slogan ha fatto il giro del mondo, rimbalzando dalla bocca delle associazioni ambientaliste a quelle delle organizzazioni non governative, per finire nei discorsi di qualche mente illuminata o politico dalle verdi vedute? Ancora non abbastanza sosterrebbe qualcuno. C’è chi scommette, infatti, che per affrontare questa triplice crisi mondiale – ambientale, sociale ed economica – la via “verde” sia la strada migliore.

Secondo l’ultimo rapporto redatto da un gruppo di ONG ambientaliste internazionali se l’Unione Europea investisse un miliardo di euro del suo bilancio 2014-2020 nei settori della green economy potrebbe produrrebbe un numero maggiore di posti di lavori ad un costo inferiore rispetto a quelli previsti dalle attuali Politiche di Coesione e dalla Politica Agricola Comune (PAC). 29mila green jobs potrebbero essere creati semplicemente destinando la cifra a infrastrutture sostenibili e programmi ambientali in agricoltura, 52.700 nel settore delle energie rinnovabili, o 25.900 nei settori del risparmio energetico (soprattutto in quello edilizio). Il report, “Investing for the future: More jobs out of a greener Eu budget” si basa su precedenti lavori dell’UNEP e mostra il potenziale occupazionale nei settori della green economy nel prossimo bilancio europeo, affrontando un aspetto ad oggi ancora mai considerato né da Bruxelles né dai singoli Stati membri: l’analisi dei costi-benefici per gli investimenti fatti in questo settore. Nel documento, che riporta tra le altre anche la firma del WWF e di Amici della Terra, vengono fornite le stime degli investimenti e dei rispettivi posti di lavori creati, confrontando il bilancio UE 2007-2013 con quello 2014-2020 e mostrando come sia possibile ottenere una percentuale di occupazione maggiore con investimenti inferiori ma mirati.

“Se fosse realizzato un ‘budget verde’ – spiega il WWF – dal prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, con solo il 14% del bilancio totale dell’UE (un investimento annuale di 14,75 miliardi di euro, sulla base dell’attuale proposta della Commissione), i quattro settori considerati (Energie Rinnovabili, gestione dei siti Natura 2000, Efficienza Energetica negli edifici e Trasporti Sostenibili) potrebbero creare / mantenere più di mezzo milione di posti di lavoro. I dati suggeriscono che gli investimenti, passando dagli attuali modelli di investimento all’interno della Politica di Coesione e della PAC alle azioni e misure verdi, aumenterebbero la creazione di posti di lavoro per ogni euro di un fattore tre (320%).”

I principali risultati dello studio:

  • La sostenibilità ambientale e la prosperità economica vanno di pari passo;
  • Nonostante l’occupazione sia un obiettivo politico fondamentale della UE, la Commissione europea non ha stimato il numero di posti di lavoro il suo budget da 1 miliardo riesca a creare entro il 2020;
  • Investire in un bilancio verde UE creerebbe più posti di lavoro rispetto all’attuale bilancio. Inoltre, un’economia sostenibile produce occupazione stabile e duratura con benefici via via crescenti;
  • Le iniziative verdi baste su territorio come la gestione dei siti Natura 2000 e le attività infrastrutturali sostenibili come gli alimentati da rinnovabili hanno un impatto di posti di lavoro superiore alla attuale PAC.

 

“I politici – ha commentato Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia – devono rendersi conto che, integrando gli investimenti verdi nel prossimo bilancio UE, possiamo creare più posti di lavoro e raggiungere anche i nostri obiettivi strategici. In questo periodo di austerità, i cittadini chiedono che ogni centesimo con cui essi contribuiscono al bilancio dell’UE, frutti di più per l’Europa. Il bilancio attuale sta sostenendo attività contrarie ai nostri obiettivi di politica ambientale. Dov’è la logica in tutto questo?”.