• Articolo Parigi, 20 dicembre 2017
  • La Francia mette al bando l’estrazione di combustibili fossili

  • Il parlamento francese ha approvato il divieto d’estrarre, sui territori nazionali, petrolio e gas a partire dal 2040. Un gesto per lo più simbolico dal momento che il paese importa il 99% dei suoi idrocarburi

fossili

 

(Rinnovabili.it) – A partire dal 2040 tutte le attività di estrazione e produzione dei combustibile fossili su territorio francese dovranno essere interrotte. Lo ha stabilito il Parlamento francese approvando ieri il disegno di legge presentato a settembre di quest’anno. Il provvedimento vieta la proroga di eventuali concessioni esistenti oltre tale data e qualsiasi nuovo permesso di ricerca per gas e petrolio. Questo varrà sia per la produzione continentale che per quella nei suoi territori d’oltremare. Stop dunque anche a tutte le operazioni di prospezione petrolifera nel territorio francese della Guyana, in Sudamerica, così come all’estrazione di gas di scisto

 

Al momento del voto, il disegno di legge ha ricevuto il sostegno dei parlamentari del partito Republique En Marche di Macron e di diverse altre forze centriste e di sinistra, mentre il gruppo di sinistra France Insoumise si è astenuto e la maggior parte dei rappresentanti dei repubblicani conservatori ha votato contro.

 

 

Il provvedimento è perfettamente in linea con la politica low carbon di cui il premier francese si è fatto promotore, e fa coincidere, non a caso, la data del fermo attività con quella di messa al bando dei veicoli inquinanti. È la prima volta che un governo stabilisce la data di scadenza alle operazioni di produzione fossile e la parlamentare socialista Delphine Batho spera che il divieto possa rivelarsi “contagioso”, ispirando produttori più grandi a seguirne l’esempio.

 

>>Leggi anche Macron attacca la Germania: “Un errore uscire dal nucleare”<<

 

Ma dietro quello che viene sbandierato come l’ennesimo progetto pro-clima della Francia, sotto l’ironico slogan “Rendiamo di nuovo grande il Pianeta”, c’è più che altro un gesto simbolico. Il Paese produce appena sei milioni di barili di idrocarburi l’anno, circa l’uno percento del suo consumo. A titolo di confronto le quantità di petrolio estratte ogni 12 mesi (circa 815.000 tonnellate) sono le stesse che l’Arabia Saudita produce in poche ore. La nazione continuerà ovviamente a importare petrolio e gas dall’estero. La data di fine così lontana nel tempo fa facilmente immaginare che altri Paesi con poche risorse fossili interne possano decidere di seguirne i passi.

 

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