• Articolo Bruxelles, 6 dicembre 2017
  • Meccanismi di capacità: si tenta d’allungare la vita al carbone

  • L’Estonia, a cui spetta la presidenza UE fino alla fine dell’anno, propone di eliminare il vincolo emissivo dal regolamento UE del capacity market

meccanismi di capacità

(Photo Sean Gallup/Getty Images)

 

 

Una scappatoia per il carbone nei meccanismi di capacità

(Rinnovabili.it) – I sostenitori europei del carbone non mollano la presa. Nelle discussioni sul nuovo regolamento dei meccanismi di capacità, c’è ancora chi combatte per supportare questo combustibile il più a lungo possibile. L’aiuto arriva direttamente dal Consiglio Europeo, fin da subito riluttante ad accettare la proposta dell’Esecutivo così come formulata a dicembre dello scorso anno.

 

Qual è il problema? Per capirlo è necessario compiere qualche passo indietro. Nel suo winter package del 2016 – conosciuto anche come Pacchetto Energia pulita per tutti -, la Commissione Europea ha inserito anche un regolamento per il capacity market (letteralmente mercato della capacità).

Il provvedimento dovrebbe disciplinare tutti quei meccanismi, adottati a livello nazionale, che prevedono di pagare alle centrali termoelettriche il loro contributo alla sicurezza della rete. L’eterogeneità dell’approccio degli Stati Membri ai meccanismi di remunerazione della capacità, costituisce una sfida non da poco alla creazione di un mercato unico dell’Energia. Per questo motivo Bruxelles ha deciso di porre alcuni vincoli e paletti per evitare grandi difformità nel contesto comunitario. Uno di questi riguarda le emissioni massime degli impianti che partecipano alla capacità: nella proposta originale della Commissione figura che le centrali non potranno emettere più di 550 g CO2 per chilowattora, escludendo di fatto tutti i vecchi impianti a carbone.

 

Un elemento che ha diviso profondamente il Consiglio dell’Energia Europeo. Da un lato c’è chi, come la Polonia, lamenta la presenza di tale vincolo in quanto aumenterebbe enormemente le importazioni di gas e di conseguenza la sua spesa energetica. Dall’altro ci sono Germania, Italia, Francia, Portogallo, Danimarca e Austria che sostengono la posizione di Bruxelles. E infine abbiamo Stati, come la Repubblica Ceca, apertamente contrari al principio del capacity market, preferendo un approccio neutrale in cui tutte le fonti possano competere sul mercato senza sussidi.

 

I giochi interni al Consiglio dell’Energia europeo

In questo puzzle di posizioni l’Estonia, a cui spetta la presidenza UE fino alla fine dell’anno, sta tentando di trovare un accordo. Peccato che la proposta sul tavolo dei Ventotto sia un regalo all’industria del carbone. Come spiega Europa Beyond Coal, la proposta estone al Consiglio europeo, sposa la posizione polacca proponendo di abolire la soglia emissiva per gli impianti esistenti; il che consentirebbe alle vecchie centrali termoelettriche di continuare ad essere pagate con i fondi pubblici per rimanere aperte fino all’ultimo giorno della loro vita e anche oltre. Le nuove risorse permetterebbero infatti agli operatori di salvarsi rispetto ad una situazione economicamente sempre più difficile.

 

In cambio dello strappo, l’Estonia propone che dal 2025 le nuove centrali a carbone siano escluse dai meccanismi di capacità. “La presidenza estone dell’UE sta tentando di abbattere in modo significativo le regole che sono essenziali per una transizione ordinata lontano dal carbone. Se ci riuscirà, non solo condannerà i cittadini di tutta Europa a maggiori danni sulla salute derivanti dall’inquinamento atmosferico, ma sprecherà miliardi di euro dei contribuenti”, ha dichiarato Kathrin Gutmann, direttore della campagna Europa Beyond Coal.

 

“Fino ad ora, Germania, Italia, Francia, Portogallo, Danimarca e Austria hanno sostenuto la proposta originale della Commissione di limitare i sussidi al carbone – ha aggiunto Joanna Flisowska di CAN Europe – Tutti gli Stati membri dell’UE, in particolare quelli che hanno aderito alla Powering Past Coal Alliance, devono chiarire che il sostegno al carbone non è compatibile con l’attuazione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici”.

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