• Articolo Venezia, 15 febbraio 2012
  • Il futuro delle onde nel Mare Adriatico

  • Da una ricerca del CNR, un nuovo modello di previsione dei moti ondosi che potrebbe influenzare le prossime strategie di produzione di energie rinnovabili in Italia


Piattaforma oceanografica “Acqua Alta”, situata al largo di Venezia su un fondale di circa 16 metri

Alcuni studiosi dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Venezia) hanno di recente raggiunto un importante obiettivo scientifico che potrebbe notevolmente influenzare le strategie legate alla produzione di energie rinnovabili del nostro Paese nei prossimi decenni.

Nel lavoro, sottomesso alla prestigiosa rivista internazionale Natural Hazard and Earth System Science, vengono infatti “previste” le onde che dovrebbero verificarsi all’interno del mare Adriatico nel periodo 2070-2100. Per raggiungere questo obiettivo, i ricercatori del CNR-ISMAR hanno utilizzato un complesso modello di moto ondoso che è stato “forzato” (come si dice in gergo) dai venti “futuri” ottenuti tramite un modello climatico regionale ad alta risoluzione. Quest’ultimo a sua volta ingloba le proiezioni sul clima terrestre elaborate dall’IPCC (l’organismo internazionale che studia i cambiamenti climatici del nostro pianeta), secondo una scenario intermedio di moderata crescita di emissioni di anidride carbonica. Lo studio è il primo del suo genere a fornire queste risposte ad una scala spaziale e temporale molto elevata (14 km di risoluzione con risposte ogni 3 ore).

I risultati del modello sono stati dapprima “validati” rispetto a dati misurati da piattaforme fisse –come la piattaforma oceanografica “Acqua Alta”, equipaggiata con innovativi strumenti di misura e gestita dal CNR-ISMAR – e da rilevazioni satellitari, acquisiti nel periodo 1965-1994; una volta “certificato” che lo strumento numerico sviluppato era in grado di riprodurre adeguatamente gli eventi del periodo “di controllo”, soprattutto in termini di altezza delle onde medie e di quelle estreme (le più pericolose per la navigazione e per l’erosione dei litorali) è stato applicato “nel futuro”, per stimare appunto il clima ondoso che caratterizzerà il prossimo secolo.

 

Andamento medio del rapporto tra onde estreme future rispetto a quelle presenti. Valori maggiori di 1 indicano aree in cui sarà più probabile riscontrare una recrudescenza delle condizioni attuali

Utilizzando sofisticati strumenti statistici discussi dettagliatamente nel lavoro citato, gli studiosi veneziani hanno raggiunto la conclusione che l’altezza media delle onde nell’Adriatico nel periodo 2070-2100, risulterà inferiore a quella attuale (di circa il 5-10%). Gli eventi più estremi, pur essendo anch’essi mediamente in diminuzione in termini di frequenza, risulteranno in alcuni periodi stagionali ed in alcune aree, particolarmente intensi.

Ulteriori sviluppi con evidenti ricadute applicative sono ora in programma, in collaborazione con centri internazionali di ricerca, quali ad esempio l’ottimizzazione del posizionamento o la stima dell’efficienza di parchi eolici offshore, come pure l’adeguato dimensionamento di opere di difesa costiere. Il Mare Adriatico consolida quindi il suo ruolo di vero e proprio laboratorio naturale e si candida a divenire un importante hub in grado di attrarre scienziati e tecnologie di avanguardia da tutto il mondo nel campo delle energie rinnovabili.

 

di Sandro Carniel, Alvise Benetazzo, Mauro Sclavo – Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR – ISMAR, Venezia