• Articolo Southampton, 16 luglio 2012
  • Uno studio della durata di 3 anni

    L’Uk studia le conseguenze dello sfruttamento del moto marino

  • Un team di ricercatori provenienti da diversi istituti britannici stanno studiando quali siano i reali impatti sulla fauna locale dello sfruttamento di onde e maree per la produzione di energia

(Rinnovabili.it) – Mentre l’Europa continua a sfruttare l’enorme potenziale energetico di onde e maree, il resto del pianeta inizia a studiare le proprie risorse chiedendosi però quali siano le reali conseguenze di uno sfruttamento massiccio del movimento delle onde e del dislivello delle maree. Per rispondere a queste domande un team composto da scienziati provenienti da diverse isole britanniche sta analizzando i possibili impatti che lo sfruttamento di queste fonti energetiche ha e potrebbe avere sull’ambiente marino.

Il lavoro di ricerca si svolgerà in tre siti di prova, l’European Marine Energy Centre (EMEC), WaveHub e Strangford Lough, e fa parte del più ampio progetto Flow and Benthic Ecology 4D (FLOWBEC) della durata di 3 anni per un costo complessivo di 1,2 milioni di sterline.

Paul Bell, fisico marino presso il National Oceanography Centre (NOC), che sta conducendo il progetto, ha evidenziato il diverso background dei partecipanti al progetto affermando “Questo è uno studio multidisciplinare che riunisce ricercatori provenienti da tutto il Regno Unito per far luce su come lo sfruttamento delle onde e delle maree dei nostri oceani potrebbero avere ripercussioni sull’ambiente” ha detto “se ci sono effetti che potrebbero essere utili per la fauna selvatica – ma se fossero negativi la nostra ricerca potrà suggerire i modi per evitarla nei progetti futuri”.

Nei siti scelti per il completamento del progetto di ricerca verranno utilizzati una serie di sistemi di misurazione che aiuteranno a comprendere l’impatto dell’idrodinamica sulla fauna marina. A tal proposito il professor Philippe Blondel, Vice Direttore del Centro per lo spazio, l’atmosfera e le scienze oceaniche presso l’Università di Bath, ha commentato “Sfruttare le onde e le maree come fonte di energia rinnovabile è più prevedibile rispetto alla fonte solare o eolica, e, naturalmente, non ha stesso impatto visivo. I dispositivi per convertire l’energia delle maree alterano il flusso di acqua locale e questo progetto ha lo scopo di misurare e valutare se questo ha un effetto sulla fauna selvatica intorno ad esso.”