• Articolo Lussemburgo, 22 gennaio 2013
  • L'Europarlamento teme che la messa in sicurezza non sarà conclusa entro il 2020

    Nucleare: a rilento la dismissione degli impianti in tre paesi

  • Troppo indietro i lavori per il disarmo nucleare in Bulgaria, Lituania e Slovacchia. I fondi concessi alle oprazioni sono risultati insufficienti

(Rinnovabili.it) – Deficit di finanziamento per il disarmo nucleare in Bulgaria, Lituania e Slovacchia. Lo annuncia l’Europarlamento dichiarando che i difetti nei programmi di smantellamento degli impianti nucleari in Bulgaria, Lituania e Slovacchia includono il superamento dei costi, i ritardi, la mancanza di coordinamento e di controllo, le responsabilità diffuse, somme troppo ingenti assegnate ai progetti energetici indipendenti e male informati scarsa definizione delle priorità.

I deputati riunitisi per discutere la questione si sono lamentati del fatto che dopo più di dieci anni di finanziamento UE, nessuna delle tre centrali nucleari è stata definitivamente chiusa. Essi temono che gli Stati membri interessati potrebbero tentare di usare questo fatto come leva politica per ottenere un finanziamento supplementare dall’UE.

Secondo il testo redatto Bulgaria, Lituania e Slovacchia dovrebbero stabilire piani di disattivazione, fornendo bilanci dettagliati e spiegando in che modo la chiusura delle centrali nucleari sarà finanziata.

 

La relazione di Marian-Jean Marinescu (PPE, RO) sottolinea che la responsabilità finale per la chiusura delle centrali nucleari in sicurezza è degli Stati membri stessi e avverte che il mancato rispetto di tale obbligo “mette i cittadini dell’Unione a rischio”.

La Corte dei conti dell’UE ha stimato il deficit di finanziamento per la disattivazione in Bulgaria, Lituania e Slovacchia a € 2,5 miliardi. “Anche se l’Unione dovesse assistere i progetti con ulteriori 553 milioni di euro fino al 2020, resterebbe attiva una carenza di fondi di 2 miliardi di euro”, si legge nel testo.

I deputati sottolineano che la disattivazione delle centrali nucleari sarà “un tema sempre più importante negli anni a venire, dato che un terzo dei 143 reattori in funzione in 14 Stati membri dovranno essere chiusi entro il 2025” per questo gli Stati membri sono stati invitati a mettere da parte abbastanza soldi per gestire i reattori fuori uso.