• Articolo Pechino, 20 giugno 2019
  • Nuova via della seta: Cina pronta a costruire 30 centrali nucleari all’estero

  • L’indiscrezione trapelata in un incontro tra rappresentanti politici e committenti energetici: 41 i Paesi aderenti alla Road and Belt initiative che potrebbero “ospitare” gl’impianti cinesi.

nuova via della setaLa Nuova via della seta ha visto l’adesione di 60 Paesi, tra cui anche l’Italia

 

(Rinnovabili.it) – La Cina potrebbe costruire 30 centrali nucleari fuori dai confini nazionali, negli Stati che hanno aderito alla cosiddetta “Nuova via della seta”: a rivelare l’indiscrezione è stato Wang Shoulin, uno dei membri di primo piano della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (CPPCC), l’organizzazione che rappresenta i vari partiti cinesi sotto la guida del Partico Comunista.

 

Da quanto riportato sul sito web specializzato BJX, Wang avrebbe individuato 41 Paesi aderenti alla Road and Belt Initiative che già possiedono o sono in procinto di approvare piani energetici basati sullo sviluppo del nucleare. Intercettando il 20% della potenziale domanda, Wang avrebbe sostenuto la possibilità di creare fino a 5 milioni di posti di lavoro.

I progetti nucleari collegati agli accordi stipulati con la Nuova via della seta dovrebbero portare nelle casse delle imprese cinesi quasi 150 miliardi di dollari entro i prossimi 10 anni, avrebbe spiegato Wang.

 

La Nuova via della seta ha raccolto l’adesione diretta di 60 nazioni, principalmente in Asia, Africa ed Europa, ma prevede progetti di finanziamento e costruzione di nuove infrastrutture in 152 Paesi in tutto il mondo.

L’Italia, a marzo 2019, è stato il primo Paese dei G7 ad aderire all’iniziativa, pur senza stringere un patto vincolante. I maggiori interessi cinesi nel Bel Paese sono rivolti al porto commerciale di Trieste che dovrebbe diventare il punto d’approdo delle merci provenienti dal Pacifico, dopo il transito per il nuovo Canale di Suez.

 

L’espansione all’estero dei progetti nucleari cinesi risponde alla necessità di esportare la sovrapproduzione tecnologica e industriale del colosso asiatico dopo un lungo periodo di stallo del settore entro i confini nazionali.

 

A inizio aprile, il Presidente della compagnia energetica statale China National Nuclear Corporation, Yu Jianfeng, ha annunciato un programma di costruzione di 6-8 nuovi impianti nucleari in Cina ogni anno fino al 2030. Un nuovo impulso al settore che ha visto il blocco delle concessioni per la costruzione di nuovi stabilimenti negli ultimi 3 anni.

 

Sugli scudi ci sarebbero i cosiddetti impianti di III generazione, come il progetto Hualong One, la cui costruzione ha subito forti rallentamenti in Cina a causa di problemi tecnici ma che potrebbe conoscere un nuovo slancio da committenti esteri.

 

>>Leggi anche La Spagna vuole essere rinnovabile: addio al nucleare entro il 2035<<

Un Commento

  1. Fernando
    Posted giugno 23, 2019 at 5:29 pm

    Siamo messi proprio bene. Chernobyl e Fukushima non hanno insegnato proprio nulla. Lo sviluppo economico e tecnologico ha dato di volta al cervello ai cinesi. Se vogliono possono continuare a costruire lì in casa le centrali ma che lascino vivere tranquillamente (si fa per dire) gli altri. Nn c’è posto sulla Terra che sia al sicuro dagli effetti di una possibile esplosione di una centrale nucleare e molti Paesi ne sono addirittura compiaciuti al punto da sottoscrivere accordi per la costruzione di centrali mettendo a rischio l’intera umanità. Devo constatare con ironia che non servono le radiazioni a provocare mutazioni genetiche: quelle molti le hanno nel DNA, sono congenite.

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